I protagonisti del giallo: la spalla

Ciao amici!

Oggi, continuo con la mia serie di articoli dedicata ai protagonisti del genere giallo. Dopo l’investigatore, il poliziotto e il colpevole, un’altra tipologia di personaggi ricorrenti merita di essere approfondita: la cosidetta “spalla”, il braccio destro del protagonista che lo aiuterà a far luce sul mistero, anche senza volerlo!

low angle view of man standing at night
Photo by Lennart kcotsttiw on Pexels.com

Chi non ha mai sentito la famosa frase “Elementare, Watson!” in un film dedicato a Sherlock Holmes? Il ruolo della spalla è molto importante nella letteratura di tutti i tempi, ma è nel genere giallo che troviamo le migliori spalle di sempre.

Chi è la spalla?

In ogni opera dove il mistero o l’azione fa da padrona, il protagonista è quasi sempre l’esempio stesso della perfezione: Dal suddetto genio Sherlock Holmes, ai muscoli d’acciaio di Captain America passando per l’infallibile Poirot fino a Montalbano, tutti hanno avuto un assistente che spesso si rivela essere un peso morto. La spalla (o “Sidekick” nel mondo dei fumetti) è generalmente un amico del protagonista, oppure un convivente o un suo allievo (a chi passare il testimone).

Perché averne una?

Normalmente la spalla deve aiutare l’eroe, ma capita molto spesso che sia la spalla stessa a ritrovarsi nei guai o a fare un passo falso nel corso delle indagini. Ma allora a cosa servono queste spalle?

Quasi ogni detective dei romanzi (o film) gialli è una persona eccezionale, tale Holmes o Nero Wolfe. Anche se questi personaggi sono sempre molto amati dal pubblico, rimangono troppo inaccessibili per permettere una vera e propria immedesimazione, ed è qui che interviene la nostra spalla: Watson, Archie Goodwin e tutti gli altri sono uomini intelligenti, ma non hanno la scintilla di genialità dei loro “padroni”. Questo li rende molto più umani, perché sono allo stesso livello del lettore (o spettatore), sono personaggi nei quali il pubblico si può facilmente immedesimare: non avranno capito tale o tale elemento sottile ma che fa tutta la differenza nell’indagine, forse si sono fatti fregare dalla femme fatale della storia, avranno commesso un errore nel piano dettato dal loro capo… hanno sentimenti e possono sbagliare, suscitando l’incomprensione (o addirittura la rabbia) del protagonista.

Però, l’errore della spalla (o le situazioni di pericolo nelle quali si mettono a volte) permette di far progredire l’indagine: quante volte Poirot ha avuto l’illuminazione dopo l’ennesimo sbaglio di Hastings (che Agatha Christie voleva come “Il peggiore dei Watson“)? Quante falle del piano del colpevole sono state messe sotto luce da un incomprensione della spalla, forzando il cattivo a fare un falso passo? O, più divertente ancora, quando il geniale investigatore non riesce più a capire il legame tra fatti e indizi e la sua spalla riesce a farlo? E perché ci azzecca così? La risposta è semplice: il Watson-Hastings-Goodwyn-Robin-Barnes è umano! Holmes e gli altri sono menti superiori, il loro ragionamento e modi di pensare vanno oltre le piccolezze e le debolezze dell’animo umano, il che gli impedisce di “abbassarsi” al livello del volgare criminale che ruba o uccide per gelosia o avidità. La spalla è intelligente, ma rimane umano e fallibile e di conseguenza, capisce bene i vizi e i mali che affliggono l’esistenza delle persone.

La spalla: origine perse nel tempo

Il concetto di spalla non è stato inventato dai comics di supereroi o dagli autori di romanzi gialli. Se si studia la mitologia, si scoprono varie spalle che hanno avuto la stessa funzione: aiutare l’eroe a capire meglio il mondo degli umani, per il suo bene.

Ercole, figlio di Giove e dotato di una forza sovrumana era accompagnato dal suo amico Iolao, un essere umano. Ma anche il grande Gilgamesh, l’uomo quasi perfetto, ha imparato molto dal suo bestiale amico Endiku, più pragmatico e meno tormentato dalle questioni esistenziali del suo compagno. Ma anche nel teatro di Marivaux, i nobili padroni (spesso ispirati alla Commedia dell’Arte italiana) possono risolvere le loro problemi e pene di cuore grazie ai loro domestici, spesso trattati male e nella serie “The Big Bang Theory“, il geniale Sheldon non andrebbe ben lontano senza Leonard, più preoccupato dai problemi umani.  Sono numerosi gli esempi di personaggi reali o di finzione che hanno bisogno di un amico/assistente/compagno di viaggio meno forte, più inclino a sbagliarsi, ma dal quale imparare tanto e andare avanti.

Quindi, ogni eroe o protagonista dotato di grandi capacità avrà bisogno di un legame con il mondo umano, uno capace di capire meglio le dinamiche dei comuni mortali e così, permettere di risolvere i casi più difficili.

Grazie per aver letto questo articolo!

Alla prossima!

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