Horror: perché ci piace?

Ciao amici!

Oggi, nonostante il sole, l’allegria, l’esodo verso la spiaggia e i ritmi “latino” urlati dagli smartphone, vorrei parlare di tenebre, di paura, di sangue e del lato più oscuro della nostra psiche. Come mai ci piacciono così tanto i film horror e i sottogeneri ad esso legati? Penso di avere una risposta…

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Photo by Sebastiaan Stam on Pexels.com

Di recente, sono andato a una pessima fiera del fumetto in una cittadina sulla costa Adriatica (non faccio nomi, si dice il peccato, non il peccatore!), ma un albo mi ha interessato molto: “le spiacevoli notti di Zio Tibia“. Per chi non lo conosce, lo Zio Tibia è un personaggio dei fumetti che fungeva da “conduttore” per le raccolte si storie pulp e horror a fumetti, forse avete visto “I racconti della cripta” negli anni’90. Poi, l’altro ieri, ho visto con piacere che una casa editrice (non mi ricordo quale) ha fatto una nuova edizione dei libri “Piccoli Brividi” (oh, a proposito, visitate questo blog). Quindi, una domanda mi è venuta in mente: ma come mai abbiamo tutti questa passione per i racconti horror?

C’era una volta, in una caverna…

Nella lontana preistoria, l’essere umano lottava sempre per la sua sopravvivenza: c’era sempre il rischio di  vedere la tribù attaccata da feroci smilodon o di trovare la caverna occupata da un orso gigantesco. Poi, l’umanità si è imposta come razza “dominante”, sicuramente arrogante, che pensa che tutto gli appartiene e che può fare quello che gli pare. Però, un giorno o l’altro, dobbiamo fare i conti con la malattia, la vecchiaia, la sofferenza e la morte.

Ed è così che…

Mentre le nostre società seguirono le vie del progresso (con risultati più o meno incoraggianti), l’essere umano lottava contro  flagelli tali la malattia, l’invecchiamento e la natura che cedette sempre più terreno. Ma, nel cuore delle notti, la gente raccontava sempre varie storie con finali tristi o cruenti: gli spiriti erano qui, pronti a colpire, i morti tornavano tormentare i vivi e gli oggetti si muovevano per oscuri scopi. Si dice che l’ultima parte del secolo XIX era quello del trionfo della ragione e della scienza, ma i mostri stavano per colpire in grande stile.

Il cinema

L’invenzione dei fratelli Lumière ha avuto un ruolo fondamentale per il genere horror: i film di Dracula (ce ne sono più di 600, in tutti i generi possibili, anche a luci rosse), il leggendario Frankenstein con Boris Karloff, tutti i film della Hammer, poi più tardi quelli di George Romero, John Carpenter, Wes Craven… i mostri erano tornati più che mai fino a diventare personaggi addirittura apprezzati dal pubblico. Hollywood alimentò così questa sete di storie spaventose e truculenti : molte case editrici pubblicarono romanzi pulp e storie horror a fumetti (anche Stan Lee ne scrisse alcune). Ma quando si guarda un vecchio “Dracula” con l’occhi di uno spettatore di questi anni, si capisce che l’horror metteva in rilievo quello che il cinema tradizionale bandiva: l’erotismo. Quante volte abbiamo visto le spalle scoperte e la nuca di un attrice in bella mostra prima che un mostruoso vampiro (es. Nosferatu) lo morda? Queste sequenze erano al limite della censura per l’epoca e al pubblico piaceva. Poi, anche a distanza di anni, l’horror mette spesso, per non dire quasi sempre, una nota “hot” in ogni film o romanzo: le bionde nei film di zombi, le non troppo pudiche donne nel “Dracula” di Coppola, l’attacco di una donna gigante, le mutanti dello spazio predatrici… ecc.

L’horror: il gusto del proibito?

Sangue, morte violenti, mostri umani o di origine sovrannaturale, erotismo… tutti questi ingredienti fanno una produzione horror degna di questo nome. Perché, come al tempo dei racconti della nonna per spaventarci, tutte queste storie sono uno specchio nel quale la nostra società viene capovolta: il mal è forte e trionfa (oppure è sconfitto, ma torna più forte di prima), la sofferenza e la morte sono palesi, la morale viene calpestata e il concetto di divinità è ridotto a zero. L’horror diventa infatti il vessillo di quello che è proibito, considerato brutto e spiacevole e del lato più oscuro di ognuno di noi. Ed è per questa ragione che ci piace: perché permette di far “esplodere” tutto quello che è contenuto nel nostro subconscio ed è catartico, esattamente come quando si dice una liberatoria parolaccia. L’horror è quindi la somma delle pulsioni nascoste sotto uno strato di civiltà e di moralità, ma diventa una valvola di sfogo quando la pressione è troppo alta, pur ricordandoci che non siamo eterni o infallibili, ma le stesse creature di diecimila anni fa, sempre alla merce di un moderno predatore.

Ecco, vi ringrazio per aver letto questo articolo. Inchiostronoir va in ferie per un po’, quindi vi auguro buone vacanze, ma controllate bene sotto le lenzuola del vostro hotel, anche se ha ricevuto 9.5 su Booking…

4 pensieri riguardo “Horror: perché ci piace?

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