Uno space-opera sconosciuto in Italia

Ciao amici!

Quando vedo l’animazione nei vari palinsesti (RAI, Mediaset ecc.), noto che le “vecchie” serie animate hanno sempre il loro posto (anche se Heidi si fa rapire per la 50ma. volta dalla perfida zia Dete), e non parlo delle collane con i personaggi di “Yattaman” da collezionare o l'”UFO Robot Grendizer” da assemblare. Le serie della prima e seconda generazione della japanime hanno segnato la cultura di chi è nato tra il 1970 e il 1990. Quindi, oggi vi parlerò di una delle mie serie anime favorite: “Space Adventure Cobra

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La trama

In un lontano futuro nel quale i viaggi spaziali sono communi, gli alieni e vari tipi di robot s’incontrano per strada, un giovane uomo biondo si annoia: vorrebbe uscire un po’ per il week-end, ma il suo misero conto in banca non gli permette di fare il viaggio che sognava da tempo. Allora, il suo buffo robot domestico gli consiglia di andare in un centro speciale nel quale si può fare il sogno che uno desidera, gli permetterebbe di distrarsi un po’ senza spendere troppo. Alettato da questi due aspetti positivi, il biondo si reca subito in questo centro e chiede un sogno “normale”: sarebbe forte, bello, combatterebbe dei nemici, piacerebbe alle donne e sarebbe ricchissimo. Così, il protagonista si sdraia in una capsula con delle elettrodi in testa e inizia il suo sogno: è un fuorilegge che vagabonda nello spazio, è molto forte ed è un seduttore infallibile, i ricchi lo temono, ma i suoi più grandi nemici sono “La gilda dei pirati“, una malavita spaziale potentissima. Questi ultimi hanno sempre provato di reclutarlo, con le buone o le cattive, ma non vi sono mai riusciti. Inoltre, questo eroe ha un’arma temibile: un psychogun nel braccio sinistro, che proietta una potente scarica di energia psichica alla quale niente o quasi resiste! Il nome di questo superuomo? Cobra. Quando il biondo si sveglia, dice alla ragazza che gestisce il cento che il sogno con “Cobra” era bellissimo, ma lei risponde che non hanno nessun file di sogno con un tale personaggio e che ci deve essere stato un bug. Dopo, il protagonista decide di andare al casinò e di spacciarsi per l’eroe di cui ha sognato. Peccato che il casinò è veramente gestito dai Pirati dello Spazio e che un “Cobra” sia davvero esistito! Il protagonista si ritrova con gli sgherri dei Pirati alle calcagna, torna a casa e ordina al suo buffo robot di fare le valigie perché è inseguito! Di colpo, il robot va in tilt: si trasforma in Lady Armanoid che rivela al biondo che è davvero Cobra: si era stufato della sua vita da fuorilegge e voleva farsi dimenticare per un po’, quindi, ha cambiato faccia e si è sottoposto a una terapia ipnotica per dimenticare la sua vera identità. I computer del centro onirico hanno sicuramente fatto risorgere qualche ricordo e Cobra ritrova progressivamente la memoria, in più dell’uso del suo psychogun! Cobra è quindi tornato e inizierà una vita d’avventure nello spazio, per rapinare qualche banca (o pianeta casinò!), difendere i deboli od opporsi ai Pirati dello Spazio!

La serie in sé

Space Adventure:Cobra” è una serie di 31 episodi, basati sui manga di Buichi Terasawa: si tratta chiaramente di uno space-opera nel quale i viaggi interplanetari sono facilissimi, le razze aliene (sempre lontane dai soliti clichés degli anni 70-80) si mischiano nella società umana senza nessun problema (hanno superato il razzismo da tempo!) e c’è un mischio molto interessante di fantasy e fantascienza (soprattutto nelle prime puntate, con la ricerca dell’arma suprema) oppure il tema fantascientifico diventa solo una forma per una storia più profonda dai temi originali: la serie è divisa in tre grandi atti.

Primo atto: L’Arma Suprema

Il primo è la scoperta dell’identità di Cobra e la sua inimicizia con la Gilda dei Pirati, poi c’è il capitolo della ricerca dell’Arma Suprema nella quale Cobra dovrà aiutare tre sorelle gemelle a ritrovare il tesoro del Capitano Nelson, loro padre scomparso: un’oggetto magico che si può trasformare in arma ad hoc per sbarazzarsi di qualsiasi nemico, il ché interessa molto l’Uomo di Vetro, uno dei boss dei Pirati.

Secondo atto: Il Rug-Ball

L’unica figlia superstite di Nelson è un’agente della polizia spaziale (una Interpol futuristica) che propone un  patto a Cobra: ottiene l’amnistia se lo si manda su un pianeta-carcere per allenare la peggiore squadra di Rug-Ball, sport violentissimo nel quale i Pirati hanno molto da guadagnare, per prendere informazioni sulla rete di alleati dei Pirati in questo carcere. Naturalmente, la missione è molto rischiosa, ma Cobra accetta.

Terzo Atto: Salamandar

Il periodo più cupo della serie: il capo supremo dei Pirati, un tale Salamandar, decide di agire direttamente contro Cobra, facendogli trovare qualcosa di orribile. Ferito nel suo cuore, Cobra decide di giocare tutte le sue carte e ricontatta vecchi amici suoi per colpire i Pirati al cuore. Il tono di questo ultimo atto è scuro e degno dei migliori film d’azione, con tanto di colpi di scena

La mia opinione 

Space Adventure: Cobra” rimane per me uno dei migliori anime di sempre. Certo, non avrà il chara-design di oggi, ma per l’epoca (1987), era molto ben fatto. Adoro la sua miscela di generi (avventura, fantascienza, poliziesco, umorismo, fantasy e un po’ romance) in un’unica serie. Certo, lo si potrebbe criticare sui personaggi femminili che sono poco vestite (forse il prezzo del tessuto sarà altissimo nel futuro), ma l’interesse delle serie è altro. Buichi Terasawa ha voluto cambiare le serie d fantascienza dell’epoca, dando un tocco personale che ricorderà anche un po’ “Lupin the Third” e “City Hunter” . L’autore è anche un appassionato dei film della “Nouvelle Vague“: il viso e le espressioni facciali di Cobra sono ispirati a Jean-Paul Belmondo, attore preferito di Jean-Luc Godard, regista importantissimo di questo movimento cinematografico.

Credo che “Space Adventure: Cobra” non sia mai stato mostrato sulle televisioni italiane, correggetemi se sbaglio, ma ne ho visto qualche fumetto (forse pubblicato dalla Star Comics).Se potete, guardate “Space Adventure Cobra: the movie” (di Osamu Dezaki, del 1982, un po’ prima della serie), è una bomba (e le musiche di Yello spaccano!), ma sconsigliato ad un pubblico troppo giovane. Ad esempio, godetevi la canzone principale del film.

Grazie per aver letto questo articolo, a presto!

2 pensieri riguardo “Uno space-opera sconosciuto in Italia

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