Ma che scrivi a fa’?

Ciao amici!

Oggi, vorrei parlare di un argomento sempre più ricorrente nel mondo di oggi: perché scrivere? Dopotutto, secondo gli ultimi dati di un istituto di sondaggi, quasi l’80% delle case italiane non ha altri libri che non siano quelli di scuola dei bambini e ragazzi (scusate la mancanza di precisione, è quello che mi ha detto una delle mie libraie di fiducia due mesi fa). Quindi, ha senso scrivere?

blank paper with pen and coffee cup on wood table
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Bè, se pensiamo in termini economici, la scrittura non è molto affidabile: a meno di chiamarsi Camilleri o Saviano, pagare le bollette con la vendita dei libri è pressoché un sogno. quindi, un aspirante o neo-autore non dovrebbe avere i soldi come motivazione.

Allora, uno scriverà per diventare famoso ed entrare nei circoli riservati ai VIP (anche di provincia o della regione)? No. L’autore dovrà sudare sette camice per far conoscere la sua opera sfruttando ogni mezzo a sua disposizione: librerie (quando vogliono o possono collaborare), canali della casa editrice e canali personali dello stesso autore (social media vari, blog) e eventualmente la stampa locale, ma di solito preferisce parlare di fatti di cronaca locale: più è cruento, meglio è, quindi le notizie culturali (soprattutto di un nuovo autore) non sono prese in considerazione. Allora no, la fama non è il motore che fa funzionare la macchina della scrittura.

Ma se non è per i soldi e nemmeno per la fama, che cosa scriviamo a fare? non posso rispondere per ogni autore, forse ci sono quelli che vendono benissimo anche se non sono famosi e altri che hanno fatto la loro tana nel gotha locale. Ma credo che la passione sia la vera ragione: leggere è un piacere, scrivere è una missione. Quando uno scrive (non solo libri, ma anche blogtale, saggi, discorsi o articoli di vari media), prende la responsabilità di dare un messaggio al mondo, di comunicare il suo punto di vista o la  sua interpretazione della realtà a tanta gente, perlopiù sconosciuti. Un autore vuole raccontare storie per divertire, emozionare, far riflettere o sognare: se un solo lettore ha vissuto una di  queste cose, è valsa la pena di scrivere.

Allora no, pochi di noi saranno ricordati nei prossimi vent’anni, molti non entreranno nella serie A degli autori professionisti e non avranno la loro foto in una rivista. Però molti avranno fatto scattare la scintilla magica nel cuore dei loro lettori: che si scrivano romance, gialli, horror, saggi o avventure in paesi lontani, l’importante è che un lettore possa dire “Cavolo, questo libro mi è piaciuto tanto!“, niente di più.

Amico lettore, se vuoi fare i primi passi nel tenebroso mondo dei libri, devi capire bene quali sono le tue motivazioni ed imparare a essere paziente e, soprattutto, umile: non diventi un supereroe se il tuo libro è pubblicato, ma un missionario.

Ecco, vi ringrazio per aver letto questo articolo, alla prossima!

4 pensieri riguardo “Ma che scrivi a fa’?

  1. Bell’articolo. Scriere non è qualcosa di semplice e soprattutto non lo è trasmettere le proprie emozioni. Quel che uno scrittore può fare è dare il meglio di se e cercare di essere fedeli a se stessi senza cercare di accontentare il pubblico.

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      1. Macché ferire, mi sono spiegato male: il mio articolo sullo stesso argomento ha preso una piega molto più personale rispetto a quello che hai esposto tu. 😉
        In effetti molti dei miei articoli stanno diventando molto più personali di quella che era l’idea iniziale 😅

        Piace a 1 persona

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