La mia recensione di “Miraculous: le storie di Ladybug e Chat Noir”

Ciao amici!

Oggi tornerò a parlare di supereroi, ma non quelli della Marvel o della DC. Sono ormai mesi che mi sono avvicinato ad uno dei cartoni più interessanti del palinsesto televisivo: “Miraculous, le storie di Ladybug e Chat Noir“. Per la prima volta recensisco una serie TV: totalmente spoiler-free!

Fonte immagine: Wikipedia

Una sera, vagando nel deserto del palinsesto del digitale terrestre e sfuggendo a delle trasmissioni voyeuriste con tanto di Robinson Crusoe nudisti o di pornografia dermatologica, mi sono fermato sulla sigla d’apertura di un cartone in 3D con dei supereroi che difendono Parigi da vari tipi di mostri. Ed è così che ho conosciuto la serie “Miraculous: le storie di Ladybug e Chat Noir“.

La Trama

In una Parigi contemporanea, un vecchio cinese è l’ultimo custode di vari oggetti antichissimi e magici, i Miraculous. Ognuno di questi oggetti contiene un piccolo essere (il “Kwami“) dotato un potere magico che può trasferire al portatore del Miraculous, trasformandolo in un supereroe. Ma uno di questi oggetti, rubato d tempo, contiene l’essenza di Oru, che da al suo padrone la possibilità di creare delle farfalle chiamate “akuma” per trasformare la gente in altri supereroi. Il problema è che qualcuno sapeva già molte cose sui Miraculous e quindi non ha aspettato molto per utilizzare quello che contiene Oru: con il nuovo nome di Papillon (“farfalla” in francese), utilizza i suoi nuovi poteri per creare altri supervillain, infettandoli con una akuma. Per fortuna, il vecchietto decide di agire: prende altri due Miraculous (quello della Creazione e quello della Distruzione, i più potenti) e va alla ricerca di due futuri “portatori” che possano opporsi a Papillon e riportargli quello che gli è stato rubato. Così sceglie due ragazzi: Marinette Dupain-Chen, una gentile ma imbranata figlia di panettieri e Adrien Agreste, un modello, figlio di un noto stilista, ma triste perché non ha una vita “normale”.

Dopo qualche peripezia, i due ragazzi conoscono i loro kwami: quello di Marinette si chiama Tikki e vive nel Miraculous della Crezione, mentre quello di Adrien si chiama Plagg, il Miraculous della Distruzione. I Kwami sono molto diversi: Tikki è gentile e leale, mentre Plagg è un casinaro pigro e goloso (ama il camembert!). Quando Marinette si trasforma, diventa Ladybug: vestita con un costume rosso e nero da coccinella, il suo potere ( il Lucky Charm) è quello di creare l’oggetto ad hoc per sconfiggere il cattivo, oltre a liberare la sua akuma prima di catturarla e purificarla. Se Adrien chiede a Plagg di trasformarlo, diventa Chat Noir: una sorta di ninja con il potere di distruggere qualsiasi cosa (il Cataclisma). Quando sono sotto forma di supereroi, anche i caratteri e i comportamenti di Marinette e Adrien cambiano: lei diventa coraggiosa e sicura di sé, mentre lui è audace, furbo e… seduttore.

Ladybug e Chat Noir non conoscono le loro reciproche identità segrete e il loro tempo di trasformazione è limitato: 5 minuti dopo l’utilizzo dei loro poteri “Lucky Charm” o del “Cataclisma“, quindi devono sempre sbrigarsi a fuggire dopo aver sconfitto il cattivo. Papillon vuole assolutamente mettere la mano anche sui loro Miraculous per una misteriosa ragione e tutto ciò avrebbe a che fare con un desiderio da esaudire.

Quindi, ad ogni puntata, Papillon manipola qualcuno (o lo trova subito, dipende) per renderlo schiavo di un sentimento negativo che la persona già prova (rabbia, tristezza, frustrazione), stabilire un contatto telepatico con lui/lei, proporre un patto mefistofelico (diventare un supervillain per vendicarsi, in cambio dei Miraculous di Ladybug e Chat Noir), mentre i supereroi dovranno mettercela tutta per liberare il malcapitato e sconfiggere Papillon, almeno per un po’ di tempo.

Cosa ne penso:

Anche se sembra un classico cartone di supereroi per bambini, con situazioni scontate e poca profondità, posso dirvi che è tutto il contrario: “Miraculous” ha tanti assi nella manica e, nonostante sia stato ideato per un pubblico “girlie” e preadolescente, ci sono mille cose che possono catturare l’attenzione degli spettatori più grandi. Ma procediamo con ordine:

1- I personaggi:

Miraculous” ha tantissimi personaggi oltre ai due protagonisti e al Villain: Marinette e Adrien hanno una decina di compagni di classe, nonché amici, ognuno con la sua storia, la sua personalità, le sue forze e debolezze. Naturalmente, quasi tutti saranno vittime di Papillon che sfrutterà le loro sofferenze (pazzesco come una scuola possa generare così tanta rabbia/frustrazione/odio/rancore: credevo che solo quella che frequentavo fosse così) per trasformarli in supercattivi che avranno l’occasione di vendicarsi, in cambio dei miraculous di Ladybug e Chat Noir da portargli. I compagni di classe non sono veramente stereotipati, come accadeva in passato per l’animazione e i prodotti per la gioventù in generale: anche se Chloé, la figlia del sindaco, è un’insopportabile ragazzina viziata e capricciosa, nasconde (benissimo) una natura triste e addirittura sensibile. La scuola è un elemento fondamentale per la serie, perché è lì che si sviluppano le sottotrame: ogni amico dei protagonisti è un piccolo mondo a sé e le interazioni tra amici di scuola danno molto materiale da sviluppare successivamente. Ma chi dice studenti dice anche genitori: le famiglie degli amici di classe di Marinette e Adrien sono spesso presenti e alcuni padri o madri sono davvero sui generis. C’è anche una madre rocker che vive su una péniche (piccola imbarcazione sulla Senna), il sindaco di Parigi succube di sua figlia e di sua moglie e l’austero padre di Adrien. Gli autori hanno scelto di interessarsi ai personaggi secondari per evitare che siano “solo” amici o nemici dei Protagonisti, ma dando loro una personalità più complessa e più realistica.

Da notare che molti dei personaggi di “Miraculous” sono di etnie o di nazionalità diverse: Marinette ha un padre francese (con una nonna italiana) e una madre cinese, Alya Césaire (la migliore amica dell’eroina) è creola, probabilmente originaria dell’isola della Martinica, visto che ha lo stesso cognome di un poeta (Aimé Césaire) che è stato sindaco di Fort-de-France e più volte deputato. Nino è di origine nord-africana, Kim è asiatico… Questa è una fotografia della Francia odierna: multiculturale. Secondo me, questo tocco di realismo è un punto in favore per la serie perché ogni giovane telespettatore può facilmente riconoscersi nella classe che frequenta.

Per quanto riguarda i protagonisti, c’è parecchio da dire, perché vanno al di là del cliché visto e rivisto nelle serie d’azione degli anni 70-90:

Marinette è una ragazza molto simpatica, sempre pronta ad aiutare il prossimo, intelligente, appassionata di stilismo e abilissima con del filo e un ago, ma è anche maldestra, non ha tanta autostima e si comporta in modo buffo quando è sotto ansia o nervosa. Marinette è amica di tutta la sua classe, ad eccezione di Chloé e partecipa attivamente ad ogni iniziativa di gruppo per passare un momento gradevole con gli amici. Quando diventa Ladybug, le sue qualità naturali sono enfatizzate e i suoi difetti sembrano scomparire: crede in sé e nelle sue capacità.

Adrien è l’unico figlio di Gabriel Agreste, genio dello stilismo che vive in un piccolo maniero nel centro di Parigi. Il ragazzo vive da solo con suo padre (che non vede quasi mai, il signore Agreste ha molti impegni), Nathalie (l’assistente del padre) e Gorilla, lo chauffeur e guardia del corpo del giovane Agreste, dal fisico scimmiesco. Adrien ha l’obbligo di seguire lezioni di scherma, di cinese e di pianoforte per volontà di suo padre, il quale esige che il proprio figlio lavori duro per essere il migliore. Le qualità del ragazzo sono più o meno le stesse di Marinette, ma è molto riservato e soffre molto la solitudine. Quando diventa Chat Noir, questo personaggio è audace, intrepido, esperto di combattimento, ma anche seduttore e sembra che il Miraculous della Distruzione incoraggi i suoi difetti ed emozioni negative, rendendolo più vulnerabile al controllo psichico di alcuni villain.

Questi due ragazzi sono agli antipodi dei classici eroi di cartoni animati d’avventura dei decenni passati: sono persone normalissime, opposti, ma complementari, che sfuggono agli stereotipi delle serie animate, comics o manga.

2- Papillon

Avrei potuto classificarlo nella prima sezione, ma sarebbe stato riduttivo per uno dei supervillain più riusciti nelle produzioni animate di questi ultimi anni. Di solito, la figura del Villain nelle serie a cartoni animati per ragazzi è generalmente cretina, caricaturale e perde ad ogni volta, sempre sconfitto allo stesso modo, ma Papillon è diverso: certo, in ogni puntata il suo cattivo “akumizzato” è battuto da Ladybug e Chat Noir dopo una rocambolesca battaglia e Papillon giura sempre vendetta, ma questo è un dettaglio. Papillon può sembrare il classico cattivo rintanato nella sua base, che entra in azione solo per raggiungere il suo obiettivo (impadronirsi dei Miraculous), ma ciò è solo una parte di un piano più ampio: questo fa di lui un’accattivante sottospecie di “cattivo di James Bond“.

Ma fermiamoci un po’ per approfondire la figura di Papillon: la sua identità è segreta anche per il telespettatore (almeno fino alla seconda stagione), vive in una strana stanza con un’ampia finestra tonda che rammenta quella del santuario di Doctor Strange, che si apre solo quando Papillon ha notato un’anima turbata da un forte pensiero negativo e che potrà trasformare in villain grazie a una sua akuma. Le stranezze iniziano: Papillon è diventato quello che è mettendo la mano su un Miraculous che gli permette di creare dei supercriminali (anche se, normalmente, il portatore dovrebbe creare dei supereroi…) infettandoli con le akuma: potremmo pensare che questo potere sia l’equivalente del “Lucky Charm” o del “Cataclisma” dei suoi nemici, ma perché allora Papillon non torna alla sua forma di essere umano “normale” dopo 5 minuti, come nel caso dei “buoni”, portatori di Miraculous? Il cattivo sarà a conoscenza di un modo segreto per utilizzare il potere dei Kwami?

Cosa spinge Papillon a fare tutto ciò? Ogni buon cattivo ha una sua precisa motivazione per infrangere le regole sociali (o morali, religiose…) e raggiungere un preciso obiettivo (per approfondire, leggete il mio articolo “I Protagonisti del Giallo: il Colpevole“). Ma perché voler mettere la mano sugli orecchini di Ladybug e l’anello di Chat Noir? La risposta sta in una vecchia leggenda: chi è possessore dei Miraculous della Creazione e della Distruzione potrà esprimere un desiderio e vederlo esaudito dalla potenza dei due kwami. Interessante, vero? Ma cosa mai vorrà Papillon? Diventare il Padrone del Mondo? No, non siamo più negli anni ’80-’90 e il nostro cattivo ha saputo non assomigliare troppo ad un classico nemico di “James Bond” (periodo Roger Moore, per intenderci). Papillon è un uomo come tutti gli altri, ed è questa la sua grande debolezza, oltre al fatto di essere troppo sicuro di sé; ha una storia triste alle spalle e vuole utilizzare il desiderio che i due potenti oggetti magici potrebbero esaudire per risolvere una drammatica situazione personale.

Papillon è un villain astuto, creativo, calcolatore, è animato da un fervore dovuto al raggiungimento di uno scopo all’inizio tenuto segreto, è pronto a tutto per ottenere quello che vuole, ma è un uomo che soffre e che ha precise ragioni di agire, anche se il modo è sbagliato.

3- L’equilibrio tra azione, sentimenti, humor e trama

Una buona storia ha bisogno di vari ingredienti per essere considerata come tale: in quanto rappresentazione della vita, non può rispettare i canoni di un solo e unico genere. In “Miraculous“, gli autori hanno evitato bene la classica trappola delle serie animate di supereroi, come “Justice League of America” o “Avengers Assemble“: sono belle serie, ma l’azione e gli intrighi “da supereroi” prevalgono sia sul fattore umano che sui rapporti tra i personaggi e il problema delle identità da mantenere segrete; l’interesse di ogni puntata si riduce alla sola opposizione fra eroi e cattivi e basta, e ciò è un vero peccato.

Quasi tutti gli altri personaggi principali della serie sono minorenni e quindi vivono con i loro genitori, il che permette di approfondire la trama con i rapporti intergenerazionali; spesso sono i ragazzi che devono gestire delle situazioni che insegna loro il senso delle responsabilità: Marinette fa spesso da baby-sitter, Alya deve badare alle sue sorelline gemelle e Adrien deve rispettare alla lettera tutti gli impegni che gli da suo padre. Inoltre, c’è la scuola: la classe è composta da pochi studenti (una decina, poco più), ma il vero problema, come in ogni scuola che si rispetti, sono le interazioni tra compagni di classe che, a volte, generano vittime ideali per le akuma. Il vero ruolo della scuola, in questa serie, è di fungere da cemento tra i personaggi: escono spesso insieme (anche se l’insopportabile Chloé non fa mai parte del gruppo di amici), ci sono delle coppie che si sono già formate e spesso anche delle interazioni tra genitori o studenti-genitori degli amici, tessendo una trama sociale con forte possibilità di sviluppo.

Ma non siamo in una serie dedicata alla vita sociale degli adolescenti, bensì in una serie urban-fantasy con dei supereroi. Quando una akuma prende possesso di qualcuno e inizia a seminare la distruzione, Marinette e Adrien diventano Ladybug e Chat Noir per opporsi al supervillain: i combattimenti sono molto dinamici, con delle azioni realizzate molto bene, raggiungendo lo stesso livello dei film d’azione o dei videogiochi più moderni. Una delle grandi forze di “Miraculous” è nel fatto che nessun combattimento è simile ad un altro: le creature di Papillon agiscono tutte in un modo molto diverso e non esistono combattimenti standard; ciò da filo da torcere agli eroi che devono adattarsi allo stile di attacco e ai poteri del loro nemico del momento, anche a costo di fare delle figuracce facendosi catturare, immobilizzare o picchiare di brutto. Perché è così: Ladybug e Chat Noir possono fallire, per poi capire come agire meglio dopo. Questo particolare è molto importante e rompe con la monotonia classica dei cartoni da supereroi, entrando nella tradizione degli anime giapponesi: basta seguire “Saint Seya” per capire. Da un punto di vista tecnico, le scene di azione o di combattimenti sono mozzafiato e poche serie odierne raggiungono lo stesso livello di fluidità dell’animazione e di dinamicità dei personaggi, altrimenti spesso troppo statici. Il tocco di classe è il Lucky Charm: fa comparire un oggetto dal nulla per sconfiggere il cattivo, ma Ladybug deve capire come utilizzarlo facendolo interagire con altri oggetti e persone presenti, come se fosse in una escape-room.

Come in ogni serie lo humor è fondamentale e in “Miraculous” gli autori hanno capito bene che il cartone avrà un maggiore successo se le situazioni comiche sono presenti, senza pertanto essere invadenti: troviamo quindi elementi comici per gli spettatori più giovani, come per i più grandi. La goffaggine e il carattere catastrofista di Marinette è davvero irresistibile: se c’è un sassolino in tutta Parigi sul quale uno può inciampare, quel qualcuno sarà Marinette. Ma la sua caratteristica più divertente, secondo me, è quella di pensare sempre ai peggiori futuri possibili (e sempre esagerati) quando fa un piccolo sbaglio: la rappresentazione di quel futuro alternativo è spesso fatta in tecnica 2D con un tratto mangasuper-deformed” che s’inserisce bene con i personaggi in 3D. Le altre situazioni comiche sono spesso con i personaggi secondari, come i compagni di classe o i genitori e varie volte con i nemici. Un telespettatore attento potrà riconoscere varie chicche che fanno una strizzatina d’occhio a film, serie TV, romanzi, videogiochi, comics, manga e altri media.

I sentimenti sono importanti in ogni storia e “Miraculous” non fa eccezione, ma non solo la complicata storia d’amore “impossibile” tra Marinette e Adrien (i loro alter-ego complicano le cose, creando ulteriori difficoltà degne di un’opera teatrale di Marivaux, con il tema delle maschere e del travestimento), ma l’amicizia è un ingrediente fondamentale per far avanzare la trama. Però con “sentimenti” non si designa solo quelli positivi: la rabbia, la tristezza, il dolore, la frustrazione sono quelli di cui ha bisogno Papillon per creare i suoi soldati akumizzati, e abbiamo anche visto che è un forte sentimento a guidare lo stesso villain. In questa serie, nessun personaggio ubbidisce a delle vere linee guida di comportamenti (che li farebbero essere caricaturali), ma ognuno di loro è un’entità completa con varie sfaccettature psicologiche.

Quindi, in ogni puntata, gli autori devono mettere i personaggi in situazioni che permettano la creazione dell’akuma (ira, frustrazione…), introdurre degli elementi narrativi “normali” che devono avere uno sviluppo, far entrare i supereroi in azione con tanto di colpi di scena e di trovate originali, aggiungere qualche pizzico d’umorismo e qualche qui pro quo, trovare un elemento risolutore che non deve essere mai scontato e valorizzando i personaggi secondari affinché non sembrino delle mere macchiette. Un lavorone, insomma.

4- I nemici

Se un parigino ha uno stato d’animo negativo, Papillon lo localizza subito e gli invia una akuma carica di potere magico che trasforma il malcapitato in supervillain (questo processo di ogni puntata mi ricorda quando Venom s’impossessa di un ospite temporaneo). Le creature così nate sono davvero incredibili: gli autori hanno evitato la classica trappola di proporre degli ersatz di supercriminali già esistenti al pubblico, così non c’è un clone del Doctor Octopus o di Manta. I cattivi “Made by Papillon” sono originali, divertenti, hanno poteri che farebbero paura anche agli Avengers e la monotonia dei combattimenti è del tutto inesistente perché nessuno agisce allo stesso modo: tra i monumenti di potenza pura, i trasformisti (come Faraone che può utilizzare i vari poteri delle divinità del panteon egizio), quelli che creano “soldati” con poteri minori e tanti altri, la varietà dei nemici è enorme. Ma come fanno Ladybug e Chat Noir a vincere? I supereroi sono spesso tenuti sotto scacco e a volte occorre l’aiuto di un altro personaggio, oltre a quelli del duo originale, come, ad esempio, quello del poliziotto o di un compagno di classe. La vittoria contro il nemico della puntata non è mai scontata: a volte, la debolezza del cattivo è difficile da trovare oppure gli eroi vedono le abituali dinamiche (metamorfosi, utilizzo del potere…) interrotte da un colpo di sfortuna. Inoltre, la soluzione designata dal Lucky Charm non è chiaramente comprensibile, nemmeno per Ladybug. Dato che si tratta di un cartone animato per un pubblico giovane, ci si aspetta la vittoria dei “buoni” negli ultimi minuti della puntata, ma l’aspetto interessante è come fanno a vincere e a risolvere tutti i casini guai combinati dai vari personaggi (questo include spesso Marinette). Dopo la battaglia, il poveraccio akumizzato non ricorda niente o quasi di quanto gli è accaduto e fa il suo mea culpa a chi di dovere.

5- Le chicche

Non so se ci avete fatto caso, ma ogni puntata ha qualche chicca un po’ nascosta nel layout, oppure ci sono degli elementi della serie che fanno una strizzatina d’occhio a vari film, cartoni, manga, comics o videogiochi. Ecco quelle che ho trovato:

La scuola si chiama “Lycée Françoise Dupont“: questo è il nome dell’eroina di una serie di romanzi per ragazzi, scritta negli anni ’50 e che si intitolaFantômette”, nella quale si parlava, guarda caso, di una ragazza che era studentessa di giorno e vigilante mascherata di notte.

Tra i cattivi creati da Papillon, alcuni sono ispirati a personaggi Marvel e DC (senza pertanto esserne dei cloni) tali Green Goblin, Lobo, e un cattivo con la spada sproporzionata di Final Fantasy VII!

Papillon ha qualcosa che ricorda Fantomas, nella serie di film con Jean Marais e Louis de Funès degli anni 60-70.

Nella camera di Marinette, ci sono i poster dei “Cafards” (gli scarafaggi) che rammenta la copertina di “Abbey Road” dei Beatles (avete capito il gioco di parole?), ma anche quello di “Metal Head“, simile alla copertina di “Bastards” di Motorhead.

Il vecchietto cinese, custode dei Miraculous, assomiglia all’attore che interpretava il maestro nei film di Karate Kid. Stranamente, il concetto dell’anziano asiatico che ha delle creature magiche a casa sua rammenta molto “Gremlins“.

Il rocker Jagged Stone ha un non so che di Johnny Depp. Nella puntata in cui viene akumizzato, il suo potere assomiglia a quello dei Noise Marines di Warhammer 40’000 e i suoi capelli a forma di tentacoli rosa non fanno che confermare questa mia opinione.

Il tocco di classe alla fine di ogni puntata: la scena finale con delle immagini fisse degli highlights dell’episodio. Questo ricorda Lady Oscar, Black Jack, Space Adventure: Cobra e qualche serie degli anni 70-90, con le immagini fisse disegnate a mano.

6- Girl power

Ho sempre apprezzato un film/una serie/un romanzo nel quale la protagonista è una donna/ragazza che dista anni luce dal solito cliché della donna nel mondo della finzione. Perché in un film dell’orrore è sempre una donna che strilla? Perché le classiche principesse valgono solo la metà del protagonista maschile (Esmeralda e Mulan sono eccezioni) e perché nei fumetti di supereroi le eroine hanno una tuta concepita per avere un fortissimo risparmio sul tessuto utilizzato? Credo che il mondo ha bisogno non solo di eroi ai quali ispirarsi, ma anche di eroine per far capire che una donna può avere le stesse capacità di un uomo, anzi, migliori: basta vedere i risultati dell’ultima coppa del mondo di calcio femminile, sia italiana che in generale. La Storia è piena di donne esemplari che hanno dato un grande contributo al mondo: regine, imperatrici, scienziate, inventrici, sante (di ogni culto che sia) o persone coraggiose che hanno sfidato i poteri forti del loro tempo, a fin di bene.

In “Miraculous“, le ragazze (e le donne) hanno un ruolo molto importante, mentre i maschi sono un po’ in disparte: Chat Noir non è il solito sidekick, ma non ha la stessa importanza di Ladybug. Se guardiamo da un punto di vista simbolico, Ladybug è la quintessenza del concetto di femminilità: il suo potere è quello della Creazione e anche della Guarigione, il suo simbolo è principalmente un punto tondo, quello della coccinella (portafortuna in Francia) e la sua arma è uno yo-yo tondo: per vari motivi, il cerchio è considerato un simbolo femminile (nel simbolo dello specchio di Venere, ad esempio, che ha una base tonda). Ma oltre a ciò, Marinette mostra che una ragazza “come le altre”, con le sue qualità e i suoi difetti, può vivere bene essendo sé stessa, andando contro gli stereotipi che vediamo nel mondo della moda, del gossip o in popolari trasmissioni TV.

Note dolenti

La perfezione non è di questo mondo e ci sono vari elementi che minano la credibilità di questa serie. Prima di tutto, i personaggi di Miraculous sembrano essere colpiti dalla stessa miopia degli abitanti di Metropolis (nell’universo DC, non quello dei film di Lang), che non hanno ancora capito chi è Superman, nemmeno quelli del Daily Planet che lo vedono ogni giorno! Riconoscere chi c’è dietro la maschera di Ladybug o Chat Noir è facilissimo (anche se il fisico di Adrien è lievemente cambiato una volta trasformato); nemmeno le voci degli eroi sono modificate una volta trasformati, ma nessuno capisce chi siano. L’unica spiegazione che mi viene in mente è quella di un sistema di protezione della vera identità inerente ai poteri forniti dal Miraculous, una barriera psichica che impedisca a chiunque di capire la verità, anche servendosi di mezzi tecnologici come la televisione o il riconoscimento facciale.

Sempre nel campo della privacy dei supereroi, ho notato che Marinette e Adrien si trasformano un po’ dappertutto: dietro alla panchina di un parco pubblico, in un angolo di strada o nelle scale che conducono alla fermata della metropolitana… Non c’è l’ombra di una telecamera di videosorveglianza o un cretino che riprenda la scena con uno smartphone! Ma forse questa è l’impronta dei canoni del genere “sentai” di cui parlerò in un altro articolo dedicato alla serie.

Terzo punto dolente: le scene di trasformazione. In quanto francese nato negli anni ’80 (esattamente come Jeremy Zag, il creatore della serie), sono cresciuto con gli anime e le serie sentai che spopolavano quando eravamo bambini. Però, come allora in “Bioman” o adesso in “Miraculous“, non ho mai sopportato le scene che mostrano il protagonista passare da una forma all’altra: trovo che sia pesante, rompa il ritmo dell’azione (non tutti capiscono che si tratti di un’azione en ralenti) e spesso è impossibile per un personaggio fare tutte quelle mosse senza cadere o farsi notare: immaginate Marinette che fa tutti quei movimenti da étoile del balletto se deve rimanere nascosta dietro una panchina… Per fortuna, dalla seconda stagione in poi, queste scene non si ripetono più spesso come nella prima (cioè anche due volte per personaggio), ma possiamo vedere quando Papillon si trasforma, anche se non sempre; questa scena è meno fastidiosa di quella dedicata agli eroi e sottolinea la natura del personaggio.

L’ultimo punto che non mi piace sono le scene che precedono l’utilizzo del “Lucky Charm” o del “Cataclisma” con i rispettivi “annunci”… già non mi piaceva in Saint Seya o in Dragon Ball Z con dei “kamehameha” lunghi quanto “La corazzata Potëmkin” (quella di Fantozzi, non l’originale di Sergej Michajlovič Ėjzenštejn). Capisco la necessità di creare battute ricorrenti per creare un “marchio di fabbrica” della serie, ma per il potere di Gray Skull, queste “formule magiche” sono snervanti!

Conclusione

Anche se può sembrare una mera serie per bambini, “Miraculous” ha una trama fitta che si sviluppa piano piano, con molti elementi e numerose sottotrame. Certo, chi guarda la prima stagione potrà pensare che il concetto della serie sia quello di opporre dei supereroi giovani contro dei cattivi un po’ tonti e moltiplicare le scene ripetitive di trasformazioni e di utilizzo di poteri speciali, un po’ alla Sailor Moon. Ma se uno osserverà meglio noterà che ci sono molte sfaccettature in questa serie e non è tutto semplice come potrebbe sembrare. Certo, non ci si può aspettare delle storie come quelle di Bendis o Miller, dopotutto è un cartone per un pubblico giovane, ma questo non significa che sia sprovvisto d’interesse per qualcuno che non appartenga al target. La qualità aumenta dalla seconda stagione in poi: ci sono più problemi, la trama s’infittisce e ci sono delle puntate ricche di colpi di scena, imprevisti e azioni mozzafiato, di cui una che ha un che di “Avengers Endgame“. Come in “My hero academia” (altro mio “colpo al cuore”), “Miraculous” riesce ad inserire il tema del supereroe in una vasta trama e con tanti elementi diversi che la rendono unica.

Verdetto

Scheda tecnica

Titolo: Miraculous, le storie di Ladybug e Chat Noir.

Produttore: Zag Toons/Zag Heroes

Stagioni: 3 (la quarta e la quinta sono in fase di produzione)

Puntate: 78

Genere: Supereroi, teen, avventura, fantasy.

Pubblico: ragazzi

Canali: Super!, Disney Channel, Netflix

Grazie per avere letto questa mia recensione! Se volete approfondire, aspettate un po’ e non perdete l’articolo “Miraculous: supereroi o sentai?

A presto!

5 pensieri riguardo “La mia recensione di “Miraculous: le storie di Ladybug e Chat Noir”

  1. Trovo che Miraculous sia abbastanza carino, ma ahimè, con l’avanzare delle stagioni, ha mostrato anche un aumento dei difetti: per esempio, la caratterizzazione di alcuni personaggi cambia di botto (Kim passa da bulletto arrogante a tontolone di buon cuore) e si procede di frequente al riciclaggio di vecchi supercattivi.
    E se ne potrebbe parlare ancora parecchio, dei difetti di Miraculous, ma passiamo oltre ^^

    Riguardo a Papillon che non si ritrasforma: è un tratto che condivide con altri “miracolati” adulti. Non è nemmeno una questione di esperienza nell’uso del potere: Mayura, persino col miraculous acciaccato, sembra mostrare maggior autonomia dei protagonisti già al secondo utilizzo. Certo, il tempo in scena viene dilatato e ristretto secondo necessità, ma sembra che la discriminante sia l’età del portatore, finora.

    A ogni modo, è un peccato che i difetti stiano stropicciando una serie così promettente. Vediamo come proseguirà e speriamo in bene ^^

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