Cyberpunk: #tuttoandràmale

Ciao amici!

Oggi, parlerò di un genere un po’ dimenticato dagli autori e dai registi: il cyberpunk. Ma di cosa si tratta? Il cyberpunk è uno dei sottogeneri della fantascienza, ma si distingue dal classico “space opera” o dal “hard science fiction” con i suoi toni cupi e disperati. Approfondiamo un po’ questi universi dove l’Uomo non conta più di tanto.

Photo by cottonbro on Pexels.com

Se siete, come me, nato negli anni ’80 il concetto di opera cyberpunk non vi sarà sconosciuto perché siete cresciuti con alcuni blockbuster del cinema tali “Robocop” di Voerhoeven, “Blade Runner” di Scott, “Running Man” di Glaser . Oppure avete visto il film d’animazione “Ghost in the shell“, basato sul manga di Masamune Shirow. Ma se siete un po’ più giovani, avrete sicuramente avuto il vostro primo incontro cyberpunk con la trilogia “Matrix” dei fratelli Wachowski. Una storia cyberpunk è ambientata in un futuro più o meno vicino (non si superano mai i 150 anni dall’epoca in cui l’opera è prodotta), nel quale i vizi e i problemi della nostra società occidentale sono enfatizzati mentre i suoi valori (o i valori umani universali) sono schiacciati, addirittura scomparsi. La tecnologia ha fatto dei passi in avanti, rendendo possibile quello che non lo è nel mondo reale (o esagerandolo), ma è sempre invadente e non sempre utilizzata a buon fine.

Origini del genere

Anche se molti fanno risalire le radici del genere ad autori degli anni 80-90 tali William Gibson, che ha scritto le opere più importanti del cyberpunk con romanzi come “Il Neuromante“, “Mona Lisa cyberpunk“, e la Trilogia del Ponte. Ma anche i libri di Bruce Sterling, autore (tra altri) di “Oceano“, “Artificial Kid” e “La matrice spezzata” sono considerati dei caposaldi del genere. Ma le vere radici del cyberpunk sono i primi autori “distopici” del secolo scorso, come Aldous Huxley, George Orwell, James Ballard e Philip K. Dick. Per capire bene il cyberpunk, non si deve dimenticare il contesto sociale ed economico degli anni precedenti alla pubblicazione delle prime opere: la rivoluzione culturale degli anni ’60, il nascere dell’attuale società dei consumi, l’avvento dell’informatica nella vita civile (era finora riservata a fini militari), ma anche la formazione delle multinazionali, lo scoppiare dell’uso delle droghe sintetiche e la ricerca di paradisi artificiali e l’alto tasso di criminalità negli Stati Uniti sono gli elementi che hanno ispirato i principali autori per scrivere le prime opere del genere.

Caratteristiche

Il cyberpunk è prima di tutto un grande “mélange de genres” nel quale possiamo ritrovare vari tipi di storie, a patto che ci sia l’elemento fantascientifico che è generalmente un’evoluzione esagerata della tecnologia dell’epoca dello scrittore. Inoltre, i protagonisti non sono mai degli eroi senza macchia né paura, ma delle persone il cui obiettivo principale è sopravvivere in un ambiente urbano dove il pericolo è sempre in agguato. Chi dice caduta degli eroi dice anche sparizione dei valori e non di rado il mondo della criminalità (spesso asiatica) ha la sua importanza in un romanzo o un film cyberpunk. Però, la corruzione è anche presente nelle sfere politiche e industriali: spesso intervengono potentissime multinazionali con tanto di scheletri nell’armadio che manipolano vari politicanti, sempre pronti a vendersi. La tecnologia e la ricerca scientifica offrono letteralmente nuovi mondi: da una rete telematica potenziata (altro che il 5G!), gli impianti bionici per sostituire un arto perso o per avere superpoteri fino alle droghe sintetiche che sarebbero pure proibite nel peggiore bar di Ibiza.

Il cyberpunk è un genere nel quale i nostri peggiori timori sociali, ideali e tecnologici si sono realizzati: l’essere umano non vale molto e lo spettro della sostituzione dalla Macchina è sempre più presente (gli androidi in “Blade Runner“, ad esempio), ma si va avanti nonostante tutto. In questi romanzi e film, i protagonisti fanno quello che devono fare e possono persino essere degli eroi o lottare per una causa “giusta”, ma non c’è il bianco; solo varie sfumature di nero.

Temi ricorrenti

Ogni opera cyberpunk è un riflesso del nostro mondo in uno specchio deformante, come “El esperpiento” di Ramon del Valle-Inclàn. Quindi, possiamo trovare vari temi, ma molti sono ricorrenti, addirittura dei marchi di fabbrica come la magia e le spade lo sono per il genere fantasy. Prima di tutto, credo che sia interessante soffermarsi sul melting-pot delle tentacolari città dei romanzi e film cyberpunk: non si capisce mai veramente in quale continente si trovano i personaggi (almeno che sia stato descritto prima) perché gente di ogni colore e ogni etnia si può incontrare, anche se la cultura dominante sembra di essere un mix dell’estremo-oriente, ci sono le istituzioni e le figure autoritarie dell’America del Nord o dell’Europa. I protagonisti e le comparse non si fanno problemi con la xenofobia o il razzismo, ma non tutto è rosa e fiori. Poi, chi dice città enormi dice anche problemi per tutti: la malavita è molto attiva e la corruzione dilaga tra le classi politiche e il mondo degli affari. Inoltre, se si mettono in mezzo i mutanti, i potenziamenti cibernetici e i clan dei Yakuza o delle Triadi, tutto diventa molto più pericoloso. Ma una delle forze del cyberpunk è anche l’apertura sulle potenzialità di un allora nascente Internet e delle realtà virtuale. Il fatto di comunicare tramite una rete informatica mondiale è scontato per noi, ma quando Gibson o gli altri immaginavano le loro storie, tutto era diverso: la rete Internet era solo per l’uso scientifico e militare, esistevano delle reti telematiche per la comunicazione tra banche o grandi organismi, ma niente per l’uso civile e per il grande pubblico. Quindi, i protagonisti delle opere cyberpunk utilizzano dei piccoli computer che comunicano tra di loro e hanno l’interfaccia simile al televideo della televisione, ma questo esisteva già nella realtà con il minitel francese : una specie di Internet a vapore, era possibile consultare così le pagine bianche e gialle ed di accedere a vari servizi che erano l’australopiteco dei siti web… c’erano anche delle chat erotiche (le cui pubblicità erano spesso incollate dietro i cartelli stradali).

Un minitel francese o come avere il cyberpunk a casa tua (foto di Kevin su FlickArt)

Ma il genere sfrutta anche la neonata realtà virtuale: contrariamente a quello che molti pensano, questa tecnologia non è nuova e risale perfino agli anni 1960 per gli simulatori di volo dell’aeronautica statunitense e il primo casco per vedere la realtà virtuale è stato inventato nel 1970, ma il suo ingresso nelle case è spesso stato un flop a causa dei costi troppo elevati dei prodotti. Se volete un esempio di videogioco VR degli anni’90, cliccate qui per scoprire Dactyl Nightmare. Quindi, nelle opere cyberpunk, la realtà virtuale offre un’infinità di possibilità per i protagonisti: impadronirsi di dati preziosi, combattere nemici situati all’altra parte del mondo (con veri morti) e tante altre cose ancora. In queste opere, la VR è un prolungamento del mondo fisico, ma con più potenzialità.

Come le opere sono ambientate in un futuro nel quale il nostro stile di vita occidentale è stato estremizzato, la natura è molto assente nel cyberpunk: c’è qualche parco nelle città, spesso frequentato da gang pericolose, clochard o tossicodipendenti, ma gli animali e la vegetazione sono molto rari. Inoltre, tutto il cibo è di dubbia provenienza industriale e solo i ricchi possono avere qualcosa che somiglia al cibo biologico. I robot hanno sostituito gli animali da compagnia (ricordate il serpente in Blade Runner?) e il legame uomo-natura è rotto.

Anche le religioni hanno perso la loro influenza: i grandi culti abramitici sono quasi scomparsi ed esistono miriadi di chiese e religioni derivate delle tre grandi correnti e alcune di loro hanno incluso l’informatica, la cibernetica e lo scambio di dati nelle loro pratiche rituali. Importante sono anche le derivazioni del Buddismo e delle religioni orientali, in un grande mix di spiritualità e di high tech.

Ecco, per oggi è tutto. Spero di aver catturato la vostra curiosità e che vorreste approfondire (ri)scoprendo il genere cyberpunk. Ma non spegnete i vostri sensori troppo presto perché nei prossimi giorni vi annuncerò una notizia che riguarda questo genere: una prima mondiale tutta italiana!

A presto e occhio ai mutanti!

9 pensieri riguardo “Cyberpunk: #tuttoandràmale

  1. Ho conosciuto Gibson leggendo “Inverso”, una delle sue ultime uscite, ma prima di questo non avevo mai realmente preso in considerazione la fantascienza. Che enorme sbaglio! Adesso non ne posso più fare a meno!
    William Gibson è un vero e proprio genio (del male!) e spero di poter recuperare quanto prima anche la Trilogia dello Sprawl!

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      1. Uhm, so che qualcuno in merito parla di cattlepunk, che poi sarebbe una variante dello steampunk, dato che il periodo storico è quello. A parte il brutto film “Wild Wild West” e la serie tv a cui era ispirato, conosco alcuni libri che potrebbero rientrare in una tale categoria, ma devo ancora leggerli.
        Tu hai qualche altro punk che ti piace o attira?

        "Mi piace"

      2. Mi piace lo steampunk (La serie SteamBros Investigations è interessante), i clockpunk ( sopratutto l’universo letterario e ludico di Ultima Forsan), il dieselpunk (tipo supereroi gold age, robottoni contro i nazisti…). Ma soprattutto mi piace l’originalità: ogni universo può essere buono a patto che l’autore sia creativo e convincente. Mi ricordo bene la serie Wild Wild West e vorrei rivederla, ma il film non mi è piaciuto!

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  2. Mi ricordo di aver letto questo articolo diverso tempo fa, ma di non averlo mai commentato. Chiedo scusa per ciò!
    In ogni caso hai fatto un’analisi e una riflessione sul cyberpunk davvero molto elaborata e approfondita, arrivando anche alle sue vere origini attraverso autori come Dick e Huxley. Inoltre le tematiche che tratta: l’evoluzione tecnologica e cosa comporta, l’avvento delle macchine che sembra sostituire l’uomo, il posto dell’uomo in questa società, i valori della vita che vengono reinterpretati o messi persino in dubbio. Parlare di cyberpunk non è per niente semplice ed è un genere che ancora continuo ad amare profondamente e spero tanto di rivedere da qualche parte (specialmente nel mondo del cinema) opere simile. Perché il cyberpunk ha ancora molto da dire.

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