Recensione di “Un gelato buono da morire” di Dino Cassone

Ciao amici!

Oggi, torno con la recensione di un interessante romanzo giallo che porterà il lettore in un piccolo paese di provincia dove niente è come sembra. Come l’estate sta arrivando, non rifiuterete un buon gelato, soprattutto se è al centro di un intricato caso di omicidio.

Fonte: Sito della casa editrice

La trama

È giallo a Rosicano: don Ciccio Zampana, detto Ficosecco, muore mangiando il suo spumone durante la festa patronale. E siccome Ficosecco era il peggior usuraio del paese, il maresciallo Paolo Sapone dovrà indagare a malincuore per trovare l’assassino basandosi su una lunga lista di sospettati. Il carabiniere sarà aiutato da Margherita, sua moglie, che è appassionata di gialli televisivi.

Un giallo non giallo

Il bello dei gialli, romanzi o produzioni audiovisivi, è di accompagnare l’investigatore nella ricerca degli indizi fino alla scoperta del colpevole. Non so per voi, ma questo genere mi piace anche per questo gioco di logica che caratterizza il giallo moderno che segue le regole di Knox e di Van Dine. Ma in questo romanzo, le vecchie regole sono calpestate: il colpevole ci è presentato subito, l’arma del delitto è palesemente mostrata. Ma per questa ragione dobbiamo lasciar stare “Un gelato buono da morire“? No, certo che no. Questo romanzo segue la struttura narrativa della serie TV preferita della moglie del maresciallo dei carabinieri incaricato della morte di Ciccio Zampana: “Il Tenente Colombo“.

In ogni puntata di questa famosa serie, c’era un omicidio e il telespettatore poteva vedere benissimo chi ha fatto il colpo, come, dove e perché: i primi sette-otto minuti di ogni episodio erano dedicati alla presentazione dei luoghi e delle persone che Colombo dovrà conoscere per risolvere il caso. Questo concetto, rivoluzionario, apre una nuova dimensione nel mondo del giallo: non si srotola più la matassa per trovarne il capo, ma si assiste “passivamente” il tenente nella sua ricerca della verità.

In “Un gelato buono da morire“, il maresciallo Paolo Sapone dovrà trovare l’uscita di un labirinto d’intrighi e di misteri legati a Zampana e si capisce presto che l’enigma della morte del noto usuraio non è l’affare più buio del paese.

Il “Paese”, centro della vita del Sud Italia

Rosicano è un paese immaginario del Sud e serve da ambientazione a questo romanzo. Una delle particolarità del Sud Italia è l’amore della gente per il proprio paese: per quello che ho visto, molti italiani del sud vanno fieri della propria cittadina, delle sue tradizioni, del suo dialetto e si dà molta importanza a quello che dice o pensa la gente. Rosicano è un equivalente di Brescello di Guareschi: un piccolo mondo con le sue regole e nel quale tutti hanno un determinato ruolo. I personaggi di “Un gelato buono da morire” hanno dei cognomi che rispecchiano il proprio ruolo nella trama: Paolo Sapone è il maresciallo che deve risolvere il caso Zampana (togliere la sporcizia), lo stesso Zampana è un malvivente, Margherita Vanga indaga con Paolo e scava per trovare la verità… gli esempi sono tanti, fino a Peppino “lo Straniero”, che viene da un altro paesino distante solo qualche chilometro da Rosicano.

Ma il paese è forse il personaggio principale di questo romanzo: non è un’odierna e anonima città-dormitorio, bensì una realtà viva che si nutre di intrighi, amori, odii, segreti, pettegolezzi e nella quale tutti sono legati in qualche modo, come se fosse una ragnatela. Rosicano è una Brescello del meridione e senza di essa, la storia non sarebbe la stessa.

L’importanza della vittima

Come in ogni giallo, c’è un delitto con una vittima. La scelta della vittima è uno degli elementi fondamentali del genere giallo, perché il morto (o lo scomparso, la persona derubata…) è il vero motore dell’inchiesta del protagonista: chi era? Che cosa faceva ? Chi sono i suoi amici e i suoi nemici? Senza queste informazioni, nessun investigatore o poliziotto può scoprire la verità. Ma in questo romanzo, la vittima non è una persona perbene e apprezzata da tutti: Ciccio Zampana , detto “Ficosecco” è un usuraio che tiene in pugno l’intero paese e sa molte verità che lo rendono un personaggio pericoloso.

L’indagine non sarà facile, perché nessuno oserebbe dire ad un carabiniere di essere in contatto con un malvivente come Ficosecco, soprattutto se ci sono i loro segreti più intimi di mezzo. L’alone di timore, per non dire di paura, che ispira la vittima anche da morto mostra a quale punto era la sua influenza sulla gente del paese.

La scelta di una vittima di questo genere è molto interessante perché rompe con la tradizionale “santità” della vittima nei romanzi gialli: sono molto spesso persone che mancano a tutti oppure benefattori la cui opera morirà con loro. Per quanto ricordo, l’ultima volta che ho letto dell’assassinio di un cattivo era ne “La domatrice” di Agatha Christie.

Quindi, “Un gelato buono da morire” è un giallo atipico anche perché le vittime della “vittima” diventano anche le sue complici, un fatto molto raro nei romanzi gialli.

Conclusione

Questo romanzo non è solo un giallo ironico, ma un viaggio nelle ombre di ogni paese o cittadina del mondo: sono sicuro che ci sia almeno un Ficosecco in ogni comune e che molte persone siano prese nella sua tela. Per fortuna, non tutti hanno a che fare con un usuraio, ma spesso queste persone riescono ad ottenere potere e influenza grazie alle loro malefatte, possono anche imporre la loro volontà e influenzare alcune decisioni a livello comunale o addirittura provinciale e così condizionare la vita di persone oneste che non hanno mai sentito nominare il Ficosecco locale. Però, queste persone disoneste rimangono esseri umani nonostante il loro potere e anche una piccola cosa può ucciderli e far crollare il loro impero. “Un gelato buono da morire” non è da leggersi come un giallo classico, ma come una fiaba con una morale che potrebbe essere riassunta con la massima latina “Momento mori” oppure come un racconto mitologico nel quale una divinità maligna (o che vuole restaurare un equilibrio) decide di intervenire con un tranello per far cadere il potente locale. La mano del colpevole sarà stata guidata da un trickster come Loki o Prometeo? Oppure si tratta solo di una sfortunata coincidenza? In ogni caso, l’indagine di Sapone sarà molto difficile, ma l’ostacolo principale non è la scoperta della verità, ma delle molteplici verità nascoste nelle viuzze del paese.

Verdetto

Dove acquistarlo?

Sito della casa editrice

Amazon

Scheda tecnica:

Titolo: Un gelato buono da morire

Autore: Dino Cassone

Casa editrice: Les Flaneurs

Collana: Bohémien

Genere: Giallo, satirico

Ecco, per oggi è tutto! Grazie per avere letto questa recensione, a presto!

6 pensieri riguardo “Recensione di “Un gelato buono da morire” di Dino Cassone

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