“Yaga!” Intervista con l’autore

Ciao amici!

Oggi, si torna a parlare di “Yaga!” (edizioni Aristea): il gentile autore, Gabriele Simionato, ha accettato di rispondere a qualche domanda sulla sua nuova opera. Allacciate le vostre cinture, si torna nella Russia del 1600!

Fonte: Edizioni Aristea

1 I librogame sono cambiati molto dall’età dell’oro degli anni’80: In quanto conoscitore del genere e scrittore della nuova onda italiana, come pensi che il genere si sia evoluto e, secondo te, come si evolverà nei prossimi anni?

Eh, quante cose vuoi sapere, caro Yannick! Secondo me oggi c’è maggior cura nel playtest. Si è fatto tesoro degli sbagli degli anni ’80, e oggi quegli errori non si fanno più. Ma, per citare Poropat*: “Se ne fanno altri completamente nuovi!

3Yaga!” è il tuo terzo librogame e il secondo pubblicato da Aristea (il primo era “Vesta Shutdown“). Inoltre, fai parte della più grande community italiana di fan del genere e mi è sembrato di vedere qualche riferimento a delle vecchie serie nella tua nuova opera. Quali sono le tue serie di librogame preferite?

Intanto guarda che hai messo il numero “3” mentre la domanda è la “2” (Edit: una mia svista dopo troppi copia-incolla!). E comunque coi numeri no, no, non ci siamo proprio! Yaga è il mio QUINTO librogame, mica dimenticherai gli ormai celebri “Oberon VS Krimmer” e “Il sentiero di Wamu”? Certo, ci sono riferimenti, ammiccamenti, citazioni a un sacco di materiale nostalgico. Le mie serie preferite erano la “francese” Misteri d’Oriente e Dimensione Avventura, includendovi anche Sortilegio.

3- La moda attuale nel mondo del gioco italiano è di proporre delle ambientazioni in un’Italia generalmente ucronica, come”Ultima Forsan“, “Brancalonia” o “Stregoneria rusticana“. Come mai hai scelto di ambientare il tuo nuovo librogame nel Impero Russo del 1672?

Scelta obbligata. Baba Yaga vive in Russia. In realtà tutto ebbe inizio quando volevo scrivere il terzo volume di Horror Classic, e scelsi come protagonisti Baba Yaga e Vassilissa. Ho fatto leggere il prototesto ad Aristea e abbiamo deciso di virare su una monografia. Per ora abbiamo dato spazio solo a Yaga, ma in futuro…

4- Un librogame è un gioco, ma anche un romanzo. In “Yaga!”, il lettore-giocatore segue un’avventura dark fantasy, con tanto di riferimenti cinematografici e di black humour. Questi elementi erano anche presenti in “Vesta Shutdown”, quali sono le tue fonti d’ispirazione?

La birra. Ne serve tanta. E bisogna aver avuto una infanzia felice, con tanti fumetti, tanti libri, e tanta televisione.

5- Nella sua avventura, Baba Yaga incontra vari personaggi: alcuni sono usciti del folclore russo, ma altri no. Qual’è stata la tua fonti d’ispirazione per gli alleati e nemici principali in “Yaga!“?

Allora… ho consultato una vera strega, dovrebbe essere sufficiente. Anzi, più di una, ora che ci penso. Erano in tre. ODDIO! Ah, e un po’ di Harry Potter. Occhio agli apostrofi (Edit: eh sì, “qual’è” è un vero problema per tutti, anche Collodi ci è cascato!)

6- Scrivere un librogame con una protagonista come Baba Yaga è una scelta originale e coraggiosa, soprattutto in questi tempi nel quali dobbiamo essere politcally correct. Che cosa ti ha spinto a scegliere un’eroina brutta, sporca e cattiva?

Proprio il fatto che è una vecchia sporca e cattiva. Se diamo un’occhiata al panorama, non è così raro vestire i panni di un antieroe. Volevo cimentarmi nel ribaltamento dei canoni.

7- Quando ho fatto la mia prima lettura di “Yaga!“, ho notato che l’intero librogame è un mix tra un’avventura classica e un gestionale (per le risorse di carbone, per esempio). Questa associazione tra sistemi di gioco diversi è abbastanza rara, volevi sperimentare qualcosa di nuovo per offrire un’esperienza unica al lettore oppure ti piaceva solo l’idea?

Mi piaceva l’idea che il giocatore si sentisse sporco nel maneggiare carbone. Che i sacchi iniziali fossero 13. Che i punti Energia fossero 17. Che Yaga si struscia nel forno, si sporca e si contorce nel carbone. Altrimenti come fai a sentirti una creatura maltrattata dalla sorte?

8- Hai una lunga esperienza con l’enigmistica e so che partecipi a importante gare di Sudoku: gli enigmi e i giochi di logica non mancano in “Yaga!“. Secondo te, un librogame è buono solo se ha degli enigmi da risolvere oppure credi che sia un elemento facoltativo?

Nooo… l’enigmistica è un elemento del tutto extra, anzi, temo sempre che sia indigesta per una fetta di pubblico. Meglio la semplice “mistica”, nei librigame funziona.

9- Finora, ci hai fatto viaggiare nel Giappone medievale con “Vento Divino!”, nel futuro con Vesta “Shutdown” e nelle steppe orientali con “Yaga!”. Potresti darci qualche anticipazione della tua prossima opera?

Sì, posso anticipare che il mio prossimo libro con Aristea ti trascinerà in un’avventura collocata in uno scenario mai sfiorato prima nei librogame. Il protagonista non è famoso. Non è molto intelligente. Non sa nemmeno leggere e scrivere. È un tipo particolarmente testardo. Ma a fine avventura capirai perché gli devi molto.

10C’è qualcosa che vorresti dire agli amici lettori e follower di Inchiostronoir?

Attenti alla Stregarossa!

*Matteo Poropat è l’inventore del software “Librogame Creator“, utilizzato da molti autori italiani e anche stranieri per scrivere i librogame. Non esitate a visitare il suo blog.

Ecco, se volete saperne di più su Gabriele e il mondo di Aristea, ecco qualche suggerimento:

Grazie mille per aver letto questa intervista! Non esitate a condividerla su tutti i vostri social e su WordPress!

A presto!

6 pensieri riguardo ““Yaga!” Intervista con l’autore

    1. Domanda molto difficile… quello che era “normale” o “figo” all’epoca sarebbe oggi assurdo o ridicolo: i primi telefonini, le serie TV con gli attori persi nella lacca per capelli… ma credo che i miei buoni ricordi degli anni ’90 erano perlopiù delle serie TV (X-Files, Jarod il camaleonte, Stargate SG-1…) e qualche film. Poi, in quegli anni facevo le medie e, di conseguenza, i ricordi non sono tutti buoni!

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      1. Hehehe… ho letto il tuo post!
        Beh, BH90210 non mi ha interessato molto all’epoca… pensavo fosse la solita serie da teenagers con problemi da teenagers (acne e non solo). Forse sbagliavo.
        Ma è colpa loro se c’è stata un’ondata di bambini chiamati Dylan, Kelly e Brandon tra il ’90 e il 2000.
        Sbaglio o l’unico attore di questa serie che ha fatto strada è quello che si vede in “Sharknado”?

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      2. Diciamo che è l’unico ad aver trovato una seconda giovinezza e a sapersi reinventare una carriera: per tutti gli altri è stato davvero troppo difficile emanciparsi dai ruoli iconici che li hanno lanciati. Grazie mille per l’attenzione e per la chiacchierata, piacevolissima come sempre! 🙂

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