I Protagonisti del giallo: l’ ispettore Coliandro

Ciao amici!

Oggi, nella serie “I Protagonisti del giallo“, vorrei parlare di uno dei miei poliziotti preferiti del piccolo schermo: l’ispettore Coliandro. Di solito, non mi piacciono le fiction della televisione (pubblica o privata che sia, italiana o meno), ma questo personaggio ha una marcia in più rispetto a quelli soliti e credo che meriti davvero il suo posto nell’Olimpo dei combattenti del crimine. Calzate i vostri occhiali da sole, togliete la sicura della vostra pistola e mettete subito una pizza surgelata al micro-onde, si va ad esplorare il Coliandroverse!

“Minchia… bestiale!” di SketchingCypress, su DeviantArt

Di solito, i poliziotti della TV italiana (o straniera) sono sempre un po’ gli stessi: lavoratori, simpatici, a volte dispettosi, ma sempre politically correct. Non ci sarà mai un poliziotto come quelli delle serie e dei film statunitensi degli anni ’80 come “Miami Vice“, “Arma Letale” e lo stampo dei poliziotti duri come “DirtyHarry Callaghan si è rotto da tempo. Eravamo quindi “condannati” a trovare emuli del tenente Colombo, astute vecchiette detective o simpatici ufficiali in divisa? No, perché qualcuno ha raccolto i cocci dello stampo rotto di Callaghan, uniti gli uni agli altri con tanta di quella colla universale del discount e ha così creato uno dei più interessanti rappresentanti della nuova generazione dei poliziotti tamarri, di quelli duri (o che credono di esserlo). Il pigmalione moderno si chiama Carlo Lucarelli e la creatura è l’ispettore Coliandro, della squadra omicidi (ma non solo) di Bologna.

Coliandro: le origini editoriali

Come molti personaggi di televisione, Coliandro nasce nel 1991 nelle pagine di un racconto giallo intitolato “Nikita“, parte della raccolta “Gruppo 13” nei panni di un ispettore della questura di Bologna. Poi, nel 1993 e nel 1994, Coliandro torna come sovraintendente nei romanzi “Falange armata” e “Il giorno del lupo“, tutti scritti da Carlo Lucarelli. Nel 1993, Coliandro è protagonista di 5 storie a fumetti sulla rivista Nova Express.

Coliandro alla TV

Il successo popolare arriva dal 2006 con la serie TV “L’ispettore Coliandro“: con un totale di 34 puntate e di 8 stagioni, vediamo Coliandro interpretato dall’attore Giampaolo Morelli, con la regia dei Manetti Bros. Le indagini sono dei mini-film che possono essere capiti anche dai non intenditori grazie alla facilità con la quale si capisce il ruolo di ognuno e le grandi linee del profilo di ogni personaggio, spesso un po’ stereotipato: la Sostituto Procuratore è una snob rompiscatole, il commissario non ha molta autorità, lo stesso Coliandro è uno sbirro un po’ sfigato che sogna di azione e di imitare i suoi miti cinematografici, il cattivo della puntata è un vero criminale da manuale… si potrebbe pensare che tutto sia un po’ scontato e che non ci sia la sacrosanta “continuity“, ma questo aspetto “inclusivo” della serie è un punto di forza, almeno secondo me.

Ogni puntata della serie ha varie sfumature di giallo e addirittura di noir, anche se non siamo ai livelli dei gialli francesi degli anni ’50 o dei film “poliziotteschi” italiani degli anni ’70-’80 (con Tomàs Milian, per esempio): ci sono dei delitti, il boss dei cattivi e i suoi immancabili scagnozzi non esitano mai a picchiare o torturare una loro vittima, ci sono delle risse, inseguimenti nelle vie del centro di Bologna, delle femmes fatales (alle quali il buon Coliandro non sa resistere) e varie battute citazionistiche e gli immancabili dialoghi interni di Coliandro che, forse, vuole imitare Mike Hammer. Forse alcune persone potrebbero offendersi quando il protagonista dice delle frasi molto stereotipate generalmente sugli stranieri (Coliandro va sempre al mini-market del suo quartiere, gestito da un pakistano che lui chiama “Sandokan“) o sul suo modo di parlare alle donne (o il suo personalissimo modo di “valutare” il loro fisico), ma questo fa parte del gioco: Coliandro è un tipo che non riflette più di tanto, ha la sua visione del mondo alquanto limitata, ma non è razzista (il colore della pelle di una donna non è affatto un problema per lui!).

Il personaggio e la sua ambientazione

Coliandro è un uomo perso nello spazio e nel tempo: non si riconosce più in questa epoca moderna e non accetta le trasformazioni della società italiana di questi ultimi 20 o 30 anni. Questo gli crea non pochi problemi relazionali con i suoi colleghi che lo vedono spesso come lo “sfigato” di turno . Paradossalmente, Coliandro si trova perfettamente al suo agio quando deve venire in aiuto ad una donna in pericolo, ma spesso non ce la fa a lottare contro i suoi aggressori o nemici e si sgonfia come un palloncino, nonostante le sue arie da duro (e non riesce nemmeno ad autoconvincersi di esserlo). Nonostante ciò, Coliandro è un personaggio positivo che non esita a venire in aiuto di qualcuno, anche al costo di doversela vedere con autentici criminali di ogni risma che riesce a sconfiggere con metodi molto originali e non senza qualche difficoltà.

Metodi investigativi

Sarei quasi tentato di dire “nessuno“: contrariamente ai suoi colleghi, non c’è mai nessuno che affida un caso all’ispettore Coliandro. Mi spiego meglio: questo personaggio è un poliziotto con tanto di carta professionale, arma di servizio e quant’altro, ma sembra che nessuno lo consideri veramente all’infuori dei suoi sottoposti: il nerd Gargiulo nelle prime stagioni e l’agente Lorusso nella stagione attuale. Questi ultimi sono gli unici a dare del “lei” a Coliandro e a cadere nella sua “trappola” considerandolo un duro e un esempio da seguire. Perché il buon ispettore è così: prima di tutto, è un uomo solo che non riesce ad adattarsi ad un mondo in perenne cambiamento, come lo sarebbe un mammut semmai tornasse in vita. Quindi, Coliandro (che sembra non avere nome) ha un quotidiano di noiosa routine del lavoro, relazioni perlomeno tese con i colleghi, ancora più tese con la gerarchia, nessun amico o quasi e la sua vita sociale è parlare con “Sandokan“, pur rimproverandogli qualsiasi cosa… ma per fortuna, ci sono sempre degli eventi che mettono un po’ di pepe nella vita del nostro poliziotto: c’è sempre una donna che lo incontra quando lui si trova nel posto sbagliato nel momento opportuno . Così, l’indagine inizia: la donna è sempre in un mare di guai ed è inseguita da sgherri armati fino ai denti, Coliandro vuole proteggerla e capitano mille eventi sfortunatissimi… quindi, visto che tutte le indagini sono non ufficiali e che succede di tutto (come la classica sparatoria nell’appartamento di Coliandro), che la femme fatale guida il gioco e che l’ispettore deve cavarsela in un gioco più grande di lui, non posso dire che abbia veri metodi investigativi, ma più idee campate in aria, ma che funzionano… a volte.

Conclusione

L’ispettore Coliandro” è una serie action-comedy che rompe con la monotonia di molte altre produzioni, italiane o straniere: ogni puntata ha un genere diverso (e tanto di citazioni correlate) e, nonostante la semplicità della trama generale, è un buon divertimento che non annoia mai il telespettatore. Quindi, per me Coliandro è un Protagonista del Giallo!

Ecco, per oggi è tutto! Grazie per avere letto questo articolo!

A presto!

Per approfondire

Non esitate a leggere i miei vecchi post: “I protagonisti del giallo: poliziotti” e “I Protagonisti del giallo: il Duro“.

BONUS!

Ecco la sigla di chiusura della serie: “The winner” di Pivio e Aldo Di Scalzi:

Fonte: You Tube

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