Recensione: “Aperitivo fatale” di Dino Cassone

Ciao amici!

Oggi farò la recensione di “Aperitivo fatale” (les Flâneurs edizioni), il sequel di “un gelato buono da morire” nel quale l’autore Dino Cassone ci trascina nella fantasmagorica Rosicano: un altra tragedia ha colpito la cittadina e tocca ai carabinieri indagare su questo nuovo misterioso caso.

Fonte: Sito di “Les Flaneurs”

Se non avete mai letto o sentito nominare le opere di Dino Cassone, vi consiglio di leggere la mia recensione di “Un gelato buono da morire“: il prequel del libro di cui parlo oggi. Altrimenti, rischiate di non capire tutto.

La trama

Dieci anni sono passati dopo la risoluzione del caso della misteriosa morte di Don Ciccio Zampana, detto “Ficosecco”, il più pericoloso e influente usuraio di Rosicano: una piccola cittadina non meglio localizzata del Sud Italia.

Ma un nuovo giallo scuoterà tutto il paese e i suoi dintorni: l’allevatore Placido Visone è morto avvelenato dopo aver bevuto una bottiglia di vermouth! Sua moglie Venere Rimessa è apparentemente sconvolta e tutti i sospetti cadono sul veterinario Carlo Limone… il caso sarà così semplice? A questa domanda risponderanno il maresciallo Paolo Sapone e il suo brigadiere capo Gregorio Cimino, che dovranno fare i conti con tutti gli amici e conoscenti della coppia Visone-Rimessa, gli alibi e le dichiarazioni del Limone, gli articoli assassini di Pacifica Diavoli e il mondo chiuso e spietato della magistratura.

Lo stile

Esattamente come in “Un gelato buono da morire“, Dino Cassone ci spiazza con un giallo-non-giallo: ossia una storia che ha molti degli elementi classici della letteratura di genere, ma che non rispetta nessuna delle regole dettate quasi un secolo fa dai signori Knox e Van Dine. C’è il cadavere, c’è il colpevole, l’arma del delitto, un piano diabolico e le false piste per depistare il lettore, ma questo aspetto “poliziesco” è un pretesto per parlare del protagonista: stavolta, non è Sapone, ma Gregorio Cimino, il suo sottoposto, un uomo che ha molto da dire.

Il brigadiere capo è tormentato da un “amico” immaginario, che è più un parassita che altro. Ma Gregorio è anche quello che può svelare meglio di chiunque il lato nascosto di Rosicano e dei suoi dintorni, perché è omosessuale. La storia è ambientata nei primi anni ’90: c’erano ancora le musicassette e l’omosessualità era stata cancellata da poco dall’elenco delle malattie mentali. Gregorio ha passato una vita intera a nascondersi per non essere marchiato dal sigillo dell’impurità e deve ancora fare i conti con i pregiudizi, anche quelli delle persone che gli vogliono bene e che spesso sono molto maldestre con certi argomenti. Quindi, il fatto di essere gay gli permette di frequentare alcuni locali “discreti” dove ha scoperto che ogni paese ha un lato nascosto, non per forza malvagio o pericoloso, ma nei quali alcune maschere cadono e qualche luce viene fatta su delle parti del mistero. Inoltre, la vita sentimentale di Gregorio è uno dei punti-chiave del romanzo, ma tutto è scritto con molta abilità e ironia, niente di stuccoso o di robe alla “Harmony” e anche chi non legge i vari generi di romance (come il sottoscritto) arriva al punto di fare il tifo per tale o tale fidanzato papabile per il brigadiere capo!

L’altro lato più sorprendente è l’onnipresenza della musica: l’autore ha messo un’attenzione particolare nella scelta delle canzoni ascoltate dai personaggi, creando un realismo auditivo che invita il lettore a ascoltare la canzone durante la sua lettura.

Però, l’aspetto “giallo” non è tralasciato: c’è un’indagine con vari risvolti e colpi di scena, degli alibi e contro alibi fino alla cattura dell’indagato numero uno… molto classico, quindi, ma in questo libro, Dino Cassone è andato lì dove gli altri autori di giallo non vanno mai: in tribunale.

Di solito, quando si legge un giallo, le ultime scene sono quelle della cattura del colpevole, lo spiegone dell’investigatore e le forze dell’ordine che passano le manette al malvivente per gettarlo fra le braccia della giustizia, dando per scontato che l’indagine del detective di turno, le prove materiali e deduzioni logiche e che confessione forzata del criminale messo alle strette sono degli elementi a prova di bomba per un processo. Ma non è così e questo, Cassone l’ha illustrato molto bene: una buona parte del romanzo si svolge tra le quattro mura del tribunale e l’affare prende un lato spettacolare che la giornalista Pacifica Diavoli enfatizza nei suoi articoli, attraverso i quali tutta Rosicano s’informa. Secondo me, questo è un dito puntato contro la classica spettacolarizzazione del crimine, con dei processi lunghissimi sui quali i vari media dicono di tutto. A questo punto, “Aperitivo fatale” esula dalla categoria del giallo classico, ma diventa quasi un legal thriller nel quale la palla passa nel campo degli avvocati e del giudice. Leggere le varie tappe del processo e delle sue evoluzioni tramite gli articoli della “perfida” (cit. Sapone) Diavoli è stata un’esperienza quasi interattiva: il lettore diventa virtualmente un abitante di Rosicano leggendo gli stessi articoli.

Ma un altro punto a favore di “Aperitivo fatale” è il ritorno a Rosicano, questa Brescello del Sud dove tutto è possibile: le vecchie conoscenze si ritrovano e hanno un ruolo nella storia. Inoltre, esploriamo i dintorni come Torre Schietta, Turaccio, Raggiri, Campoquadrato e Zingarello. Tutti questi luoghi dalla sorprendente toponimia e i suoi abitanti sono una delle forze di questi due libri, che fanno sentire il lettore a casa, o quasi: perché anche se non esistano fisicamente, tutti questi posti ci rammentano qualcosa che conosciamo.

Conclusione

Questa seconda escursione a Rosicano è stata una gradevole e sorprendente lettura: non ritroviamo lo stesso protagonista, le fasi della risoluzione del caso sono molto diverse di quelle del primo romanzo, ci si imbatte nei problemi sentimentali di un uomo che ne ha viste parecchie senza dimenticare un caso più complicato di quello che sembra con un sospetto forse troppo perfetto e una femme fatale dal cuore di ghiaccio. “Aperitivo fatale” ha tutte le carte in regola per soddisfare gli amanti del giallo, ma non solo: prima di tutto si parla di persone, dei loro problemi e delle loro debolezze, come in ogni storia e Dino Cassone sa sempre come dipingere dei personaggi di finzione con un lato umano molto forte, nel bene o nel male.

VERDETTO

SCHEDA TECNICA

Titolo: Aperitivo fatale

Collana: Bohémien

Autore: Dino Cassone

Genere: Giallo, legal thriller, satirico, romance LGTBQ+

Casa editrice: Les Flâneurs

ISBN: 979-12-5451-001-8

Link per l’acquisto: Sito della casa editrice, Amazon, Mondadori store, IBS

Ecco, per oggi è tutto. Spero che vi abbia interessato e che andrete (o tornerete) nelle vie di Rosicano per incontrare questi fantastici, ma strani personaggi!

A presto!

3 pensieri riguardo “Recensione: “Aperitivo fatale” di Dino Cassone

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