The X-Mas carols: Il maniscalco e il viandante

Ciao amici! Oggi tocca a me di proporvi il mio “Xmas Carol”, buona lettura!

Fonte: Il mondo di Shioren

Il maniscalco e il viandante

Il vento soffiava attraverso le colline innevate e le foreste, portando con sé qualche fiocco di neve da spargere sulle case di legno e sui mantelli di lana dei pellegrini. Tutti sfidavano la notte con delle rudimentali torce o delle lanterne, all’interno delle quali bruciavano delle candele giallognole. Seguendo l’esempio dei diaconi e dei preti che dirigevano i gruppi, i fedeli intonavano salmi cantati nonostante il freddo che penetrava nelle ossa. Niente al mondo sembrava spegnere il loro fervore e la devozione in quella notte di vigilia della nascita del Signore: né il vento del nord, né la neve che copriva i campi, né la fanghiglia dei sentieri che tutti stavano calpestando. La folla si avvicinò alla città e passò davanti alla bottega malandata di un maniscalco che stava lavorando: una debole luce filtrava dalle piccole finestre e il rumore del martello sull’incudine echeggiava già da mezza lega di distanza. Un mormorio sembrò interrompere i canti: la folla rallentò un po’, mentre molti si chiedevano come mai un cristiano potesse lavorare in una notte così importante. Vedendo ciò che stava succedendo, i chierici che guidavano la massa ripresero a cantare ancora più forte e il gruppo si rimise a camminare, rispondendo al canto con meno fervore, fino alla porta aperta della città, dove le guardie fecero entrare tutti i fedeli. Una volta chiusa la porta, gli inni si udirono nell’eco delle viuzze e salirono fino alla cima delle torri della cattedrale di pietra, le quali dominavano il fiordo.

Il maniscalco continuava a martellare, non curandosi della solennità della notte. Le potenti braccia dell’artigiano presero una pinza, con la quale raccolse un ferro di cavallo incandescente che mise subito dentro un secchio d’acqua: il ferro sibilò, un getto di vapore si alzò fino alle travi della bottega, poi l’uomo mise il ferro così indurito su un ripiano di pietra prima di andare ad asciugarsi la faccia barbuta con un vecchio panno bucato. L’ordine per lo scudiero del jarlera quasi finito: trentasei ferri di cavallo da consegnare entro la festa di Santo Stefano; nessun altro artigiano nei dintorni avrebbe accettato, tranne lui, Daven lo Zoppo. Il maniscalco decise di lasciare i suoi attrezzi per accordarsi un po’ di tregua: si recò claudicando dall’altra parte dell’unica stanza della capanna, si sedette, prese del pane nero, un salame duro e una brocca di birra scura. Daven stava per mettersi a mangiare, ma fu interrotto da un rumore che veniva dalla porta: qualcuno stava bussando. “Ma chi sarà?” pensò l’artigiano rialzandosi, per poi dirigersi a fatica verso la vecchia e tarlata porta di legno.

«Chi è?» gridò Daven.

«Uno che ha urgentemente bisogno di un maniscalco.» rispose la voce di un uomo anziano.

«Sono chiuso, è Natale!»

«Bugiardo! Lavoravi fino a poco fa!» ribatté l’altro «Ti si sentiva fino al ponte!»

Daven rifletté: non conosceva quella voce. Doveva essere uno straniero, probabilmente del nord, dove c’era il vecchio ponte di legno.

«Aprimi, lavorerai e sarai pagato!» disse l’altro.

Il maniscalco aprì la porta, ma non del tutto e vide il misterioso cliente: era un uomo anziano che si appoggiava a un robusto bastone alto sei piedi; aveva una barba grigia incolta, un cappello bruno dalle larghe falde che sembrava schiacciato e un lurido mantello di lana. Lo sguardo dello sconosciuto fece rabbrividire Daven: il vecchio era guercio e l’occhio buono era del colore del ghiaccio. “Mi sembra un mendicante. Come potrà pagarmi?” Lo Zoppo si sentì a disagio e lunghi istanti passarono mentre entrambi si guardavano in silenzio.

«Che cosa vuoi, vecchio uomo?» disse lui.

«Devo viaggiare stanotte, ma il mio cavallo ha perso un ferro. Potresti fare qualcosa?»

«Fammi vedere.» grugnì Daven, uscendo dalla capanna.

Daven e lo sconosciuto percorsero qualche passo in silenzio fino ad arrivare davanti a un carro, simile a quello di un mercante, con un carico coperto da un telone legato con delle corde; dall’interno emanava un lieve profumo di miele e di grasso. Un cavallo grigio era attaccato davanti al carro. Il maniscalco fece un verso di sorpresa guardando l’animale, alto più di un uomo al garrese e dall’aspetto possente; Daven pensò che non dovesse avere nessuna difficoltà a tirare quel pesante carro e tutto ciò che conteneva. Quando l’artigiano si avvicinò al cavallo, fece un verso di sorpresa prima di barcollare qualche passo all’indietro e inciampare, per poi cadere guardando il vecchio dal basso.

«Ma che…» articolò Daven.

«Questo è il mio cavallo e ha bisogno di un nuovo ferro.» rispose pacatamente l’altro «Puoi farlo o no?»

«Ma… questa bestia ha… troppe zampe! Sei il diavolo e sei venuto a prendermi?»

L’uomo con il bastone rise prima di tendere la mano verso Daven, il quale la rifiutò, preferendo rialzasi da solo nonostante la paura e il dolore. Lo straniero si avvicinò al cavallo, gli accarezzò il collo, poi disse:

«Questo, amico mio, è il cavallo più veloce del mondo: è più rapido del vento e tira più peso di nove buoi messi insieme. Quindi, Daven lo Zoppo, puoi occuparti di lui?»

All’udire il proprio nome, l’artigiano sentì un brivido percorrergli la schiena e un sudore glaciale imperlargli la fronte. Nonostante ciò, non era uomo da lasciarsi intimidire.

«Ti costerà caro, chiunque tu sia!» rispose seccamente il maniscalco.

«Sarai ricompensato con il più grande dei doni. Ma sbrigati, che sono già in ritardo.»

«Allora aiutami: fammi vedere come sono fatti gli zoccoli di questa bestia.»

«Bestia sarai tu, Zoppo!» ribatté l’altro, irritato.

«Non mi piace il tuo tono, vecchio stregone!»

Il viandante fece alzare una zampa al suo cavallo; Daven annotò mentalmente la dimensione e la forma degli zoccoli per fare un ferro su misura, poi disse:

«Aspettami qui: tornerò a breve con il tuo maledetto ferro.»

Lo straniero non rispose e guardò Daven allontanarsi claudicando verso la capanna. Il silenzio della notte sempre più fredda fu rotto dalle martellate furiose con le quali il maniscalco trattò il ferro per piegarlo nella giusta forma. Daven lavorò freneticamente, deciso a mandare via quel losco personaggio e il suo mostro. Quando ebbe finito uscì dalla bottega, sorpreso di ritrovare il vecchio nel carro: stava mangiando del pane nero e del salame, aveva un boccale di birra scura e non sembrava patire il freddo.

«Ecco il tuo ferro.» disse Daven «Aiutami a tenere le zampe del tuo animale.»

Ci volle un po’ per riuscire a inchiodare il ferro allo zoccolo del cavallo. Mai e poi mai, Daven si sarebbe aspettato di vivere una situazione così strana e sperava che tutto finisse al più presto. Quando l’ultimo chiodo fu messo, il maniscalco si allontanò un po’ dalla bestia e fissò l’uomo nel suo unico occhio buono.

«Allora, avevi parlato di un dono?»

«Certo, caro amico.» rispose l’altro mentre frugava nel suo logoro borsello.

«Non siamo amici.» ribatté Daven.

Il viandante tirò fuori un ciondolo tondo di osso con un laccio di cuoio e lo tese al maniscalco, che non lo prese.

«Un tale lavoro vale tre monete e tu mi rifili una brutta patacca?»

«Questo ciondolo è fatto con l’osso di un vargr sul quale ho inciso la runa Kenaz, che ti proteggerà da ogni male e ti aiuterà a superare ogni difficoltà.»

«Mi prendi in giro?»

«Non farmi perdere altro tempo!» esclamò il vecchio «Cosa preferisci: avere tre schifose monete che spenderai in una taverna di questa misera città o un’antica e potente protezione magica?

«Dammi le monete e vattene, vecchio pazzo!»

Il grido di Daven echeggiò: l’artigiano aveva il fiato corto. L’altro si sistemò il mantello, si appoggiò sul suo lungo bastone e gli voltò le spalle, prima di lanciargli un borsello di pelle marrone. L’oggetto atterrò precisamente ai suoi piedi; l’uomo lo raccolse, slegò il cordone e scoprì il contenuto: tre monete. L’uomo alzò la testa e vide lo straniero salire sul carro e ordinare al cavallo di andare via, scomparendo nella notte fredda. Il vento del nord soffiò sempre più forte e il maniscalco tornò alla sua capanna, turbato da quello strano incontro. Una volta all’interno, Daven svuotò il borsello nel deposito nascosto nella bottega, poi si preparò per andare a letto, dopo aver spento il braciere della forgia.

La mattina seguente Daven si alzò, si vestì e fece qualche abluzione, poi si recò verso la sua dispensa prima di notare che il pane, la birra e il salame erano scomparsi; non se ne curò molto notando che gli sembrava di essersi mosso troppo velocemente: non zoppicava più! L’artigiano fece qualche passo, ma fu interrotto dal rumore di qualcuno che stava bussando alla porta. L’uomo andò ad aprire con prudenza e non nascose il proprio stupore vedendo il viandante.

«Tu?» fece l’artigiano.

«Sì, sono io. Questa notte non hai aiutato solo me, ma tutti i piccoli virtuosi di queste terre: la merce che avevo nel carro era destinata a loro. Senza saperlo, hai agito da vero cristiano. Il tuo dio ha apprezzato il tuo gesto; chi altro avrebbe lavorato per un mendicante?»

«Beh…»

«Nessuno tranne te.» interruppe il vecchio. «Non sapevi chi fossi e cosa dovessi fare: chi viaggerebbe durante la notte della vigilia di Jól, tranne me? Non hai rispettato quello che dicono i preti, ma hai osservato il più grande dei comandamenti: la carità. Hai fatto la cosa giusta, per questo il tuo dio ti ha ricompensato guarendo la tua gamba.»

«Tutto ciò è…»

«Miracoloso.» tagliò corto il vecchio, che fece per andarsene «Ma ricordati una cosa: hai dimostrato di essere un brav’uomo e questa è stata una cosa gradita. Adesso, dovrai rendere testimonianza di ciò che hai vissuto. Addio, Daven.»

Il viandante se ne andò senza lasciare a Daven il tempo di rispondere. “Allora è questo il Natale! ” pensò lui, guardando la sua gamba guarita, prima di scoppiare in lacrime e inginocchiarsi, ringraziando Dio.

FINE

Chi sono?

Se non siete lettori regolari, permettete che mi presenti: Mi chiamo Yannick, sono francese e vivo in Italia da un po’ di tempo. Sono un autore esordiente e il mio romanzo “Il Maestro dei morti” è stato pubblicato nel 2017 dalla casa editrice barese “Les Flaneurs”. Su questo blog, parlo del mio libro, ma anche del genere giallo in generale e di tutto quello che mi piace: non esitate a seguirmi e a spulciare gli articoli di “Inchiostronoir“!

Chi sono gli altri partecipanti al X-Mas carols?

Ecco qua, vi ringrazio per avere letto questo mio racconto natalizio e spero sinceramente che vi sia piaciuto! Non esitate a lasciare un commento e, se lo volete, mettere una stellina che starà benissimo sul mio albero di Natale! Non perdetevi il racconto del blog Tuttolandia che sarà pubblicato domani!

Se volete saperne di più su questo mio racconto, ci vediamo dopo l’Epifania: pubblicherò lo spiegone!

A presto!

43 pensieri riguardo “The X-Mas carols: Il maniscalco e il viandante

  1. Che bello! Per caso hai esperienze emanuensi? Il lavoro dell’artigiano è descritto molto verosimilmente, per quanto ne possa sapere.

    Un bel racconto che fonde paganesimo alla morale cristiana^^
    Quindi oserei dire che il vecchio non sia Babbo Natale ma San Nicola

    Piace a 1 persona

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