“Il maniscalco e il viandante”: lo spiegone

Ciao amici!

Ogni promessa va mantenuta e oggi vi do lo spiegone del mio racconto natalizio “Il maniscalco e il viandante” con il quale ho partecipato all’iniziativa “The Xmas carols” del blog Il mondo di Shioren.

Fonte: Il mondo di Shioren

Se volete (ri)leggere il racconto, cliccate qui: così vi potete rinfrescare la memoria.

Le feste invernali

Natale è una delle mi feste preferite, ma è anche un evento molto ambiguo: i cristiani celebrano la commemorazione della nascita di Gesù Cristo (fissata simbolicamente al 25 Dicembre), ma tutti sanno che i popoli precristiani (pagani e non solo) avevano già delle feste basate sulla posizione del sole o per il solstizio d’inverno. Senza saperlo, addobbiamo le nostre case con vari simboli pagani, tradizionalmente legati alla festa cristiana. Quindi, volevo raccontare una storia che mischia la festa cristiana con quella pagana.

Babbo Natale

E quale migliore simbolo che Babbo Natale in persona? Di solito, la gente pensa che questo simpatico personaggio che ricompensa i bambini buoni sia la trasposizione contemporanea di San Nicola di Bari, rivisitato dalla Coca-Cola nelle sue campagne pubblicitarie.

San Nicola di Bari
Fonte: Wikipedia

Certo, l’origine più recente del paffuto vestito di rosso è basata su San Nicola da Bari che ha fatto la gioia di generazioni intere, regalando arance ai bambini buoni e frustini a quelli cattivi (infatti, questi oggetti erano destinati ai genitori: in quei tempi, non di rado si infliggevano punizioni corporali alla propria prole). Ma il concetto è molto più vecchio e si trova già un proto-Babbo Natale nella Norvegia precristiana: dispendeva dolci ai bambini durante il periodo del Solstizio d’Inverno, più precisamente per la festa di Jol: In effetti, si pensava che Odino e i suoi guerrieri venivano su Midgard per cacciare nei boschi e se i bambini lasciavano un po’ di cibo per loro, il re degli dei li ricompensava con dei dolcetti. Non vi ricorda niente? Eh sì, il più vecchio Babbo Natale (quindi prima dell’evangelizzazione della Norvegia) non era altro che Odino!

Il racconto in sé

Partendo dal fatto che Natale è una festa “ibrida” tra antichi culti della Natura e Cristianità, volevo raccontare una storia nella quale un personaggio doveva fare una scelta fra le necessità del mondo materiale, l’attaccamento al passato e il Natale cristiano.

Per poter introdurre le origini precristiane di Babbo Natale, ho dovuto ambientare il racconto in un contesto scandinavo: se siete stati attenti (o curiosi), il protagonista ha un nome norvegese, Daven, che significa “Uomo amato ” e la storia si svolge nei pressi di una città che ha una cattedrale con torrioni di pietra, vicina a un fiordo: non è altro che la città di Trondheim, con la cattedrale più settentrionale del mondo.

Trondheim, oggi.
Fonte: Wikipedia
Facciata occidentale della Cattedrale di Trondheim.
Fonte:Wikipedia

Come ogni racconto della tradizione popolare, “Il maniscalco e il viandante” parte da un incontro fra due personaggi diametralmente opposti: Daven è un uomo zoppo che ha poco in comune con i suoi simili e che non si fa nessun problema a infrangere i divieti imposti dalla Chiesa, preferendo lavorare anche durante la vigilia di Natale per ricevere uno stipendio sicuro piuttosto che “perdere tempo” partecipando alla processione per la Messa di Mezzanotte. Il Viandante è uno sconosciuto che viaggia di notte, che non è cristiano e svolge un compito molto strano per qualcuno della sua epoca. Questo viaggiatore ha un problema che Daven può risolvere e quest’ultimo non si tira indietro per aiutare qualcuno nel bisogno: anche se non è un buon cristiano, non gli manca la carità e l’amore verso il prossimo.

L’intervento del sovrannaturale

Finora, tutto è normale o quasi. Ma il racconto prende una nuova piega quando Daven incontra il cavallo del viandante: questo animale ha più zampe di qualsiasi altro cavallo e il maniscalco ne è sconvolto, mentre il viandante aggiunge solo che è il più veloce dei cavalli e che tira più di nove buoi… immagino che questo vi ha sorpreso, vero? Ebbene, questo cavallo ci da un primo indizio molto importante sul misterioso viaggiatore: Sì, avete indovinato: è Sleipnir!

Sleipnir by Sceith-A, su Deviant Art

Questo cavallo è il figlio di Loki e del cavallo di un gigante (!): ha otto zampe, veloce come un fulmine ed è dotato di una forza prodigiosa. Il dio del fuoco lo offrì ad Odino che lo cavalca in battaglia. Dato che il viandante deve fare tanta strada, meglio avere un buon cavallo e Sleipnir è la migliore scelta possibile.

A questo punto, il dubbio assale Daven: chi sarà questo uomo padrone di una simile bestia? E pensa che si tratti del diavolo venuto per punirlo di non essere un buon cristiano… anche se questo pensiero è un po’ confuso. Nonostante ciò, il buon maniscalco non rifiuta il lavoro e fa un ferro per lo strano animale.

Quando il lavoro è finito, l’artigiano esige di essere pagato e il viandante tenta di dargli un amuleto magico per proteggerlo del male. Ancora una volta, il Viandante ci fornisce altri indizi sulla sua vera identità: conosce le rune e i loro segreti, parla dei vargr (lupi feroci e giganteschi), non nomina mai il Natale, dimostra di non seguire la religione cristiana, ha pure la faccia di bronzo di rubare misteriosamente il pasto di Daven e deve assolutamente consegnare i dolcetti ai bambini buoni. Se aggiungiamo tutto ciò al aspetto fisico del misterioso uomo (guercio, appoggiato su un lungo bastone), sono 9 indizi che puntano verso la stessa direzione: il Viandante è Odino! Da notare che il numero 9 era sacro per gli antichi Scandinavi (i nove mondi, le nove virtù, il padre di Thor impiccato per nove giorni ad un ramo d’Yggdrasil…)

Ma Daven non sa tutte queste cose, al massimo sono delle vecchie superstizioni del passato e non si fa impressionare più di tanto da un vecchio uomo strambo di cui non si fida: l’artigiano vuole essere pagato, e nessun incantesimo al mondo può soddisfarlo. Il Viandante lo paga con delle monete prima di andarsene. Però, alla fine del racconto, la gamba del maniscalco è risanata e non zoppica più: c’è stato un miracolo, premio per aver rispettato il primo dei commendamenti, ossia quello della Carità.

Passaggio di testimone

Con questo racconto, volevo raggiungere più obiettivi: esercitarmi con una storia “breve” di 10.000 battute, il che è molto difficile perché si deve andare al sodo senza essere troppo sintetico. Ma anche illustrare come il Bene va al di là delle regole e nomenclature sociali, come nei racconti di una volta (gli intenditori avranno sicuramente riconosciuto lo stile delle leggende regionali) con un pizzico di osservazione critica: Natale è diventato cristiano nonostante palesi origine pagane. Ma volevo anche rispondere a una domanda un po’ strana: dove sono andati a finire le divinità di un tempo? Questo è una questione che ha senso solo nel mondo dell’immaginazione e ho inserito un elemento alla “American Gods” di Gaiman: immaginiamo che le divinità antiche siano esistite, che fine hanno fatto dopo l’evangelizzazione di quasi tutto il pianeta? Mi piace pensare che molte di loro sono state retrocesse: in questo caso, Odino non è più il re di Asgard, ma solo una figura che ricompensa i bambini buoni con ei dolcetti, forse per incentivarli a fare il Bene anche da grandi. Nonostante ciò, Odino non ha perso la sua sapienza (le rune) e nemmeno il suo brutto carattere (era solito a rubare cibo durante la festa di Jol, se le offerte rituali non erano del suo gradimento). Ma anche se è solo l’ombra di quello che era, prova lo stesso a tentare Daven con i vecchi poteri e si fa araldo della grazia che riceve il maniscalco, rivelandogli che Dio gli ha fatto una grazia.

Quindi, il mondo di ieri con le sue divinità e la sua magia è passato, lasciando il posto al mondo nuovo con un unico Dio e la magia scompare per essere sostituita dalla Fede, anche se c’è parecchio spazio per la Ragione e il materialismo. Per questa ragione che Daven, uomo del suo tempo, non accetta la runa, ma vuole delle monete per poter vivere onestamente. Però, l’artigiano non ha dimenticato la Carità e questo lo salverà. Durante il solstizio d’inverno, gli antichi festeggiavano il ritorno del sole e Daven potrà festeggiare nuovi giorni grazie al risanamento della sua gamba e iniziare una nuova vita.

Il messaggio

Il mio intento era di raccontare una storia di Natale, ma come possiamo definire che un racconto sia “natalizio” o meno? Basta ambientarlo in un periodo natalizio, come l’ultimo film “Home sweet home alone“? (non perdetevi la recensione di Caleel!), no. Un racconto di Natale è considerato come tale solo quando c’è qualcosa di speciale che accada, un elemento che ognuno di noi può capire e riflettere su. Questo “ingrediente natalizio” è sempre legato al concetto del miracolo: ossia una cosa meravigliosa che capita nella vita e che tutti possono vedere.

Daven lavora durante la vigilia di Natale, infischiandosi di quello che dicono i preti e dell’onnipresente chiacchiericcio della gente e aiuta uno strano viaggiatore e il suo mostruoso cavallo. Chi altro l’avrebbe fatto? Credo nessuno in tutta Trondheim. Il fulcro del racconto è lì: fare il bene porta bene, non importa il modo di “comportarsi bene” (andare al luogo di culto perché le autorità religiose l’hanno imposto, osservare riti vari) ma fare il bene aiutando chi è nel bisogno. “Il maniscalco e il viandante” è una rivisitazione della parabola del Buon Samaritano, ma il messaggio è sempre attuale: se puoi dare una mano a chi ne ha bisogno, fallo. Va bene, forse non avrai una guarigione come il protagonista, ma avrai aiutato qualcuno e la tua giornata non sarà stata sprecata.

Quindi, il miracolo c’è perché Daven ha completato il suo essere cristiano: è venuto in aiuto a chi ne aveva bisogno (senza badare all’identità del viandante) e questo gli permette di ripartire da zero con una nuova vita: non più come uomo zoppo e diffidente, ma come persona adulta e “illuminata” da una delle verità più importanti della vita, quella della carità e dell’amore verso il prossimo, senza calcolo o discriminazione.

Conclusione

Ecco, spero di non essere stato troppo lungo, ma tenevo a darvi questo spiegone. Amici, non dimenticate che ogni piccola azione di bene vero permette di rendere questo mondo migliore, anche se di pochissimo.

Vi ringrazio tutti per avere consacrato un po’ del vostro tempo alla lettura di questo mio racconto natalizio: non ne avevo mai scritti prima e l’iniziativa del blog “Il mondo di Shioren” è capitata a fagiolo. Sono felice che siate stati in tanti a leggere, recensire e commentare questo mio racconto: non avrei mai creduto che potesse essere apprezzato così tanto. Ringrazio ancora tutti voi che mi seguite dagli “Xmas carols” in poi.

Ecco, per oggi è tutto. Ci vediamo presto!

13 pensieri riguardo ““Il maniscalco e il viandante”: lo spiegone

  1. Avevo intuito fosse Odino, ma non conoscevo il legame che ci fosse con Babbo Natale. Continuo a trovare splendido come le tradizioni di oggi siano il risultato di tanti usi di altri popoli, alla faccia di chi dice che determinate usanze non ci appartengano. Siamo sempre il frutto di chi è venuto prima, anche di altri luoghi.

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