Recensione: “L’isola dei pirati” di Michael Crichton

Ciao amici!

Oggi, si parte per i Caraibi con la recensione di un romanzo postumo del grande Crichton: “L’Isola dei pirati“!

Photo by Curioso Photography on Pexels.com

Ah, quanto ci piacciono le opere nelle quali arditi marinai e spericolati avventurieri vivono mille peripezie sotto il sole delle isole caraibiche, magari alla ricerca di un tesoro nascosto, sfidando la potentissima flotta militare britannica e tendendo imboscate a galeoni spagnoli riempiti d’oro proveniente dalle Americhe? Ci sono dei pirati e tanta gente che non si fa troppi problemi con la legge e la morale, ancora meglio! Il tema piratesco è ancora molto in voga, forse dobbiamo ringraziare Johnny Depp che ha reinventato il cliché del filibustiere, oppure Stevenson con il mitico “L’Isola del tesoro“.

Poteva Michael Crichton, autore di romanzi che hanno fatto la felicità di Hollywood negli anni ’90 con dei titoli come “Jurassic Park“, “Congo“, “Sphere“, “Sol levante“, “Il mondo perduto” e “Tornado” rimanere fuori del mondo terribile, avventuroso, estremo e romantico del grande periodo della pirateria? Certo che no! Così, ha scritto “L’isola dei pirati“, ma che non pubblicò mai in vita: il file del romanzo è stato ritrovato nel suo computer dopo il suo decesso.

Fonte: Amazon

La Trama

Nel 1665, l’isola della Giamaica è una colonia britannica in mezzo alle acque dominate dagli spagnoli. Nella capitale di questo ultimo ed estremo possedimento di Re Carlo II d’Inghilterra, Port Royal, ci si incontra ogni tipo di marinaio, di tipo losco, di manigoldo e nessuno si preoccupa veramente di quello che succede alla corte de Re e nemmeno tanto delle leggi da rispettare, a cominciare dal governatore Almont. In questa Giamaica variopinta, sporca e pericolosa, il capitano Charles Hunter, corsaro di Sua Maestà, vuole organizzare la più fantastica spedizione mai stata fata prima: prendere l’isola di Matanceros e mettere la mano sull’oro che gli spagnoli vi fanno transitare. Ma tutti sanno che Matanceros (“macellai” in italiano) non è un nome dato per caso. Riuscirà il capitano Hunter e la sua ciurma (un patchwork delle peggiori canaglie di Port Royal) a fregare gli spagnoli?

Analisi

La trama di questo romanzo può sembrare molto semplice: un corsaro vuole mettere la mano su un tesoro faraonico in barba agli spagnoli (grandi rivali dei britannici all’epoca) e tutti ci guadagnano qualcosa, re incluso. Però, nonostante la semplicità del concetto, questo romanzo di Crichton non è per niente scontato. L’autore ha fatto un’accurata ricerca storica per rendere l’insieme molto credibile: la sottile differenza fra “corsaro” e “pirata” è definita in un modo comprensibile e ci fa facilmente capire che anche in quell’epoca remota, la corruzione e il chiaroscuro del rispetto della legge erano pratiche communi: dopotutto, anche il re spetta una parte del tesoro catturato da un corsaro e il modo in cui se l’è procurato non è molto importante. Crichton ha anche studiato i termini nautici: durante i passaggi nei quali i personaggi sono su una nave, possiamo leggere molti tecnicismi che non guastano mai e rendono l’opera credibile. Lo stesso vale per il discorso delle armi, dei vestiti e del cerimoniale al palazzo del governatore.

Ma il cuore del romanzo è il realismo dei personaggi: ognuno è descritto bene e possiede le sue caratteristiche che lo rendono unico. La ciurma di Hunter è composta di uomini con background molto diversi fra loro e capiamo che all’epoca, c’erano molte interazioni fra nazioni e non tutti sono inglesi o britannici. Certo, sono tutte canaglie, ma ognuno ha la sua precisa ragione di seguire Hunter (in più dei soldi) e le loro particolarità li danno un’aria di personaggi da film o da comic-book, ma non è per niente un punto allo sfavore del romanzo.

Crichton non ha scritto un romanzo edulcorato: il costume dell’epoca era molto diverso dal nostro e il lettore non deve per niente aspettarsi a un linguaggio o a dei comportamenti politically correct: ci sono dei passaggi molto duri o violenti e alcuni di loro mi hanno rammentato quello che ho letto della vita a bordo in qualche libro sulla pirateria o la vita in mare durante quel periodo.

Questo romanzo è un libro d’avventura: anche se l’idea sembra semplice e perfettamente realizzabile, il piano di Hunter incontrerà numerosi problemi. Non si ci annoia un secondo e sembra che la legge di Murphy si è accanita sulla ciurma corsara, perché tutto andrà per la peggiore, sfruttando tutti i problemi che una nave poteva incontrare all’epoca, senza contare l’importantissimo fattore umano.

Quindi, “L’isola dei pirati” è un buon libro d’avventura, perfetto per gli appassionati di avventure in mare e di storia della pirateria. Michael Crichton non delude mai e questo romanzo è una buona lettura, un’opera credibile, ma dura e con qualche tocco di fantasy. Sono convinto che potrebbe anche fare un buon film, a patto che il regista sia uno bravo. Ma mi dicono dalla regia che il progetto cinematografico di “L’isola dei pirati” stia nel cassetto di un certo Steven Spielberg…

Il mio verdetto

Scheda tecnica

Titolo: L’isola dei pirati

Autore: Michael Crichton

Genere: Avventura, fantasy

Casa editrice: Garzanti

ISBN: 978-88-11-60288-0

Link per l’acquisto: Amazon, IBS, Garzanti

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