Momenti d’autore: gestire i personaggi

Ciao amici!

Oggi, parlerò di un aspetto fondamentale del mondo dei libri: i personaggi. Questi sono il pilastro di ogni storia e meritano un’attenzione particolare durante la scrittura. Ma un nome e un cognome non bastano per caratterizzare il personaggio di un romanzo (o di un racconto) e lo si deve trattare bene, anche dopo aver scritto l’ultima pagina.

Non importa se stiate scrivendo un giallo, un romance, un racconto horror perché narrate sempre le vicende di una persona che interagisce con altre persone. Le relazioni interpersonali saranno sempre il cuore del vostro racconto e dovrete lavorare molto per creare dei personaggi che sapranno conquistare il cuore dei vostri lettori.

Creare un personaggio

Ricordatevi che scrivere è narrare una serie di fatti legati fra di loro tramite le azioni di varie persone, come nella vita reale.

Quindi, per rendere la storia interessante, dovrete creare dei personaggi (primari o secondari) che somiglino a delle persone della vita reale: tutti noi siamo caratterizzati da un aspetto fisico, un certo modo di vestirsi, un’appartenenza socio-culturale, un modo di parlare o una voce particolare, delle espressioni tipiche del viso o del linguaggio, delle qualità e dei difetti… e la lista è ancora molto lunga. Dovete aver in mente come gli altri vedono il vostro personaggio e descriverlo in conseguenza, anche senza dare tanti dettagli (a meno che amiate le descrizioni molto precisi). Per esempio, Renard , uno dei protagonisti dei miei romanzi “Il Maestro dei morti” e “Si chiamava Mathilde” sono spesso descritti con pochi dettagli: Renard è alto, dai capelli e dai fini baffi rossicci, ha un paio di occhi gialli e lo descrivo spesso come “l’investigatore dagli occhi di topazio“. Credo che le descrizioni dovrebbero essere accurate per i personaggi più importanti dell’opera, le “comparse” possono benissimo essere descritte con pochi dettagli.

Fonte: Creazione personale, con immagini delle edizioni “Les Flaneurs”

Ma ancora più dell’aspetto fisico, un personaggio deve avere una vera personalità e un profilo psicologico credibile: divertitevi a dare loro delle qualità e dei difetti e sfruttateli affinché possano essere apprezzati dai vostri lettori. Ma come? mi chiederete, la risposta è semplice: ricordatevi la vostra esperienza da lettore/ lettrice e da spettatore/spettatrice: chi sono i vostri personaggi letterari, cinematografici o di televisione preferiti? Vi piace l’arroganza di Sherlock Holmes? La leggerezza di Lupin III? Il senso di responsabilità di Peter Parker? L’irascibilità di Bakugo? Ma non siete obbligati a riflettere sui tratti psicologici e le particolarità di personaggi di finzione, perché la vita reale è molto più ricca della letteratura e dell’arte in generale! Ispiratevi un po’ dei vostri familiari, amici, colleghi, e conoscenti, senza pertanto farne dei cloni o degli avatar nella vostra opera. Creare un personaggio per un romanzo o un racconto è come cucinare: ci vogliono vari ingredienti di provenienze diverse, unirli con intelligenza e logica fino ad ottenere un piatto unico al mondo.

Però stiate attenti a non emulare troppo quello che è già stato creato prima da un altro autore: i personaggi famosi servono sempre di base agli altri, ma non devono esistere dei doppioni. Certo, per quanto riguarda il mondo del giallo, molti autori propongono un detective o un poliziotto dall’intelletto superiore o con un particolare senso della logica, come Sherlock Holmes, Auguste Dupin o Lecoq. Però, ogni autore introdurrà delle variazioni sul tema per rendere il suo investigatore unico. Lo stesso vale per il fantasy: l’epica è piena di eroi, re e semidei alle prese con le forze del Male e antiche maledizioni, ma gli autori hanno ripreso il concetto di questi eroi per poi riproporlo in una chiave diversa: così c’è stato Frodo Baggings, Harry Potter e lo sfortunato Scuotivento. Sono tutti segnati da un destino eroico e crudele, ma ognuno a modo loro.

Utilizzare bene i propri personaggi

Quando avete definito ognuno dei vostri personaggi, protagonisti o comparse che siano, dovete stare molto attenti al loro ruolo nella vostra trama: ricordatevi che, come le vere persone, i personaggi della vostra storia devono avere delle forze e dei punti deboli e non possono fare di tutto.

Per esempio, se parlate delle vicende di un medico (in un medical-thriller o un hospital romance, per esempio) dovete avere in mente che questo personaggio ha passato parte della sua vita a studiare il corpo umano e a badare ai pazienti sin dal secondo anno di università (tramite il tirocinio obbligatorio) e quindi, ha avuto poco tempo per sviluppare altre capacità: potrebbe essere un atleta o un musicista dilettante, ma mai un lottatore di MMA professionista o avere una carriera parallela di businessman di successo. Inoltre, dovrete evitare gli stereotipi: non tutti i poliziotti sono tutti dei duri alla Dirty Harry, i medici non sono supereroi che fanno l’impossibile per salvare la vita ad un paziente (non tutti, almeno), un artista non è sempre simile ai pittori e poeti maledetti dalla vita romantica e avventurosa…

Ol’Dirty (Harry) by Joey-Zero su DeviantArt

Più della sua categoria socio-professionale, il personaggio deve rispecchiare la sua personalità: quello che è importante è il suo modo di interagire con gli altri e il suo ruolo nella storia.

Utilizzare i personaggi degli altri

Questo è un argomento molto delicato, perché si dovrebbe avere in mente che ogni personaggio è frutto dell’immaginazione del suo autore, che gli ha dato certe caratteristiche e dei limiti: quindi, se un autore vuole utilizzare un personaggio altrui (mi raccomando, verificate bene chi ha i diritti per evitarvi colossali problemi giudiziari) deve averne rispetto e non può sfruttarlo per ogni tipo di storia.

Credo che i diritti di Sherlock Holmes siano di dominio pubblico (ma non ci giurerei, attenti!), dato che vari autori di romanzi l’hanno utilizzato per le loro opere, ma non sono gli unici: oltre ai film con Robert Downey Jr c’è la famosa serie tv “Sherlock“, l’altra serie “Elementary“, vari fumetti franco-belgi (pubblicati in Italia da Cosmo ) che mettono l’inquilino di Baker Street alle prese con orrori lovecraftiani (!) e una serie a cartoni di Lupin III in rivalità con un Holmes contemporaneo. La fortuna di Holmes è di essere quasi atemporale: il suo concetto di uomo geniale, ma con molte debolezze, può essere adattato in più epoche, ma questo è un caso più unico che raro.

New Sherlock Holmes, by Allegator. Su DeviantArt

Il grande problema dell’utilizzare i personaggi di altri autori è di snaturarli: spesso, un autore (o un lettore) fraintende l’essenza del personaggio originale e potrebbe proporne una versione strana, sbagliata anche fino a screditarla del tutto. Questo fenomeno è presente soprattutto nel mondo dei comics: quante volte Spider-Man, Batman o Wolverine hanno fatto la figura di buffoni o, di guerrieri epici (molto strano per Spidey…) di assassini psicopatici per colpa di autori che non li hanno capiti? So che molti di voi, amici lettori, siete amanti di fumetti di ogni tipo e credo che sarete d’accordo. Ma lo si vede molto spesso nel mondo del cinema e delle serie TV: quante volte siamo stati delusi dalle scelte degli sceneggiatori o del regista quando ha fatto l’adattamento di un romanzo su grande o piccolo schermo?

Utilizzare un personaggio altrui è una grande responsabilità, come se un vostro parente o un amico vi prestasse la propria macchina per il week-end. Credo che se un autore decide di avere il personaggio di un altro nella sua opera, dovrebbe trattarlo con il più grande rispetto, oppure lasciarlo stare nel suo mondo e universo originale e creare qualcosa di nuovo.

Per rispondere alla domanda che Benny (dell’ottimo blog “Il Verbo Leggere“) mi ha fatto qualche tempo fa, direi che non vorrei che i miei investigatori siano utilizzati da qualcun altro: non per cattiveria o avarizia, ma perché sono l’unico a conoscerli a fondo, a farli evolvere, ho ancora varie cose in serbo per loro (semmai i lettori li vogliono ancora e se l’editore voglia continuare con me) e sono custode del loro passato e dei loro segreti… che non svelerò mai! Quindi, sarebbe impossibile per qualcun altro di utilizzare Renard e Tortue in un modo corretto. Viceversa non utilizzerei mai una creazione altrui, per gli stessi motivi e per rispetto dell’autore originale.

Conclusione

Più di un solo concetto di carta e d’inchiostro, il personaggio è un essere fondamentale di ogni storia e deve essere approfondito prima di scrivere le prime righe della vostra storia. Non imitate mai, ma potete ispirarvi di qualcosa che esiste già e aggiungere una cosa unica: la vostra creatività, il vostro vissuto, le vostre esperienze (positive o meno) perché tutto questo è una piccola parte di voi stessi che mettete nella vostra opera, come il Soffio Divino che diede vita al mucchio di terra per poi diventare Adamo. Anche perché una storia è questa: una parte dell’essenza del suo autore (o autrice) che viene elaborata sotto forma di opera, popolata da personaggi che vivono in questo microcosmo. E questi abitanti di un regno fatto di idee devono essere completi e credibili, se si vuole che attraversi il tempo.

Ecco, vi ringrazio per la lettura di questo articolo!

A presto!

Per trovare i miei romanzi in formato cartaceo e e-book

4 pensieri riguardo “Momenti d’autore: gestire i personaggi

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...