Sentai: i supereroi giapponesi

Konitchiwa amici!

L’avevo promesso da tempo: oggi parlerò dei supereroi giapponesi, i famosi super sentai! Forse alcuni di voi conoscono i Power Rangers, ma esistono altre serie di questo genere e questi colorati combattenti hanno lasciato un’impronta molto profonda nella cultura di massa, e non solo nei manga e negli anime. Siete pronti, allora fate un balletto per trasformarvi e buttiamoci nella mischia!

Hikari Sentai Maskman, by KevinTUT, su DeviantArt

In Italia, i super sentai non sono molto conosciuti, tranne tramite il franchising Power Rangers che risale alla seconda metà degli anni ’90. Ma il genere super sentai è nato in Giappone già negli anni ’70 e ha avuto un grande successo in Francia: non c’è nessun francese nato fra il 1970 e il 1990 che non si ricorda una serie di sentai prima dell’arrivo dei famosi guardiani del potere. Ma inoltriamoci un po’ nel mondo dei supereroi dalle tute colorate.

Che cos’è un super sentai?

Sono ormai ottant’anni che conosciamo i supereroi: gente eccezionale dotata da poteri sovrannaturali che rischia la sua vita per proteggere il mondo dal crimine. Che vengano dalla scuderia DC Comics, Marvel o da case editrici indie, il concetto è sempre più o meno lo stesso: un tipo (o una donna) si barcamena con una rischiosa doppia vita e si ritrova immischiato(a) a trame difficili, cospirazioni, invasioni aliene e quant’altro. Di solito, questi moderni paladini sono solitari, anche se capita che creino dei club come la JSA, JLA o gli Avengers. In rari casi, i villain conoscono la vera identità dei supereroi e ne traggono vantaggio. Questa è la scuola americana e occidentale in generale.

In Giappone, è tutto diverso: le squadre di super sentai sono create per agire in gruppo e mai individualmente. Inoltre, la squadra è sempre gestita da una figura paterna e da un suo assistente (robotico o meno) che serve da factotum oltre che a essere una spalla comica. Lì dove i supereroi occidentali sono spesso legato alla morte di un parente o a una colpa personale (Peter Parker, per esempio), i sentai sono reclutati per le loro capacità personali o perché sono già un gruppo di amici con dei legami più o meno forti. In ogni caso, la figura da mentore li convoca in un modo o l’altro per dare loro la responsabilità di proteggere il mondo contro un potente nemico, contrastandolo con delle armi avveniristiche e un potere enorme. Tanto per fare un esempio, nella vecchia serie “Battle Fever J“, la squadra era formata dal FBI.

La squadra classica è composta da cinque personaggi, uno per ogni elemento della cultura orientale: fuoco, legno, metallo, acqua e terra. Gli eroi avranno delle tute simili, tranne per il colore (di solito, rosso per il leader, blu, nero, giallo e rosa, spesso per un personaggio femminile) e l’unica differenza sarà per il caso, che potrebbe rappresentare un animale o avere un simbolo astratto, a seconda del concetto della serie. Le armi possono essere tutte identiche o diverse fra i differenti componenti della squadra. In rari casi, ci può essere un personaggio supplementare che sarà un membro “onorario” dalle comparse episodiche oppure essere del tutto assunto nel gruppo.

I nemici dei Sentai

Ma di quale tipo di nemico si parla? Il più delle volte, si tratta da una minaccia extraterrestre: un popolo (originario della nostra galassia o meno) sempre guidato da un/a monarco/a psicopatico dalle ambizioni colonialiste (nel migliore dei casi) s’interessa alla nostra Terra e, naturalmente, le strategie e armi conosciute dall’uomo sono del tutto inutili: per difendere il mondo, serve una tecnologia aliena (ma di un popolo buono, spesso estinto da secoli) e fra tre o cinque ragazzi abbastanza coraggiosi per esporsi e opporsi a una tale minaccia. Inutile precisare che la figura paterna, spirito del gruppo, è l’ultimo sopravvissuto del popolo alieno buono.

Serie Super Sentai

Queste serie si basano soprattutto sui combattimenti fra buoni e cattivi: c’è molto lavoro sulle scene d’azione e le coreografie. Dato che tutte queste produzioni hanno un budget stretto e che la produzione deve sfornare una puntata a settimana (che sarebbe il ritmo medio per produrre un episodio di South Park, mentre per una puntata dei Simpson ci vuole un mese), molti aspetti sono grotteschi: gli effetti speciali non sono un granché, i mostri sono assurdi e i costumi sono grotteschi, soprattutto per il cattivo in capo e i suoi scagnozzi. inoltre, la progressione della trama è sempre la stessa, ma quello che importa davvero è creare uno spettacolo per bambini, con tanti giocattoli Bandai da vendere!

Differenze tra i supereroi e i super sentai

Supereroi occidentali e Super Sentai asiatici hanno pochi punti in comune: combattono il Male o quello che nuoce alla società, hanno caratteristiche che li rendono superiori all’essere umano medio e hanno una doppia identità. Ma quali sono le differenze fra le due “scuole”?

I Super Sentai agiscono sempre in gruppo: ci sarà il “cuore” con i cinque personaggi che vanno a menare il cattivo di turno, ma c’è anche un “back office” generalmente composto dal mentore e del suo goffo assistente. Inoltre, senza una perfetta coordinazione di tutta la squadra, i sentai non possono vincere contro il cattivo. Per i supereroi occidentali, il gruppo è facoltativo e anche nel caso degli Avengers o della JLA, non c’è un’armonia come quella di un gruppo di sentai.

Come l’armonia e la coerenza del gruppo sono essenziali per una squadra sentai, non c’è posto per l’individualità: le tute sono pressoché uguali e ci sono poche variazioni per ogni membro. In occidente, ogni supereroe veicola un preciso messaggio o rivendica una cultura particolare.

Che sarebbe una serie Super Sentai senza le famose scene con i robot (giocattoli Bandai in una sequenza animata)? Senza parlare del ripetitivo ordine dei combattimenti, che finisce sempre con una lotta dantesca fra il cattivo ingigantito e il robottone dei buoni? Questo elemento è quasi del tutto assente per i supereroi occidentali, tranne che per l’armatura Hulk Buster di Iron Man.

Teoricamente, anche i super sentai devono nascondere la loro identità… ma contrariamente ai loro colleghi americani, non fanno niente o quasi per nasconderla! In effetti, il gruppo è sempre unito, anche quando non combatte e fanno tutto insieme, peggio dei personaggi di “Friends” e… vestono sempre i colori delle loro tute! Un osservatore attento potrebbe dirsi “Ma strano che questi cinque ragazzi abbiano sempre i vestiti degli stessi colori… esattamente come i [inserire il nome de gruppo SuperSentai]”, ma non succede. Peggio ancora, tutti i sentai non si fanno nessun problema a combattere il cattivo di turno e i suoi scagnozzi senza tuta e in una zona frequentata dal pubblico (un parco, una via, un centro commerciale…) per poi trasformarsi addirittura davanti al cattivo! Il Cattivo Supremo e tutto il suo stato maggiore conosce quindi i nomi e il viso dei sentai, ma non utilizza mai queste informazioni contro di loro. Per i supereroi occidentali, non si scherza con la privacy e sono sempre guai se un villain smaschera un eroe: Green Goblin, Scoprion e Venom sanno chi è Spider-Man e non oso immaginare che cosa accadrà quando il Joker saprà chi è Batman.

Il caso dei Power Rangers

La serie più famosa di Super Sentai è il franchisingPower Rangers“: infatti, non esiste una vera e propria serie intitolata così. Tutto iniziò negli anni ’90 quando Haim Saban e Shuki Levi hanno deciso di esportare le serie sentai negli Stati Uniti: finora, queste serie erano conosciute un pò in tutto il mondo, ma non negli States. Perché? per la buona e semplice ragione che erano serie asiatiche, con personaggi asiatici e che, secondo loro, il pubblico americano non poteva immedesimarsi nei personaggi (anche se questo non è mai stato un problema altrove). Quindi, Saban International ha creato un concetto novatore: creare una serie di Super Sentai americani, ma basandosi su una serie giapponese (per le scene di combattimento in tuta e con i robottoni) e inserendo altre scene, con attori “made in USA” per le scene della vita quotidiana e i combattimenti senza tuta. Poi, si cambia il titolo “Kyoryu sentai Zyuranger” con “Mighty Morphin Power Rangers” e si mette una sigla rock, non ho resistito alla tentazione di darvi questa metal cover

Fonte: You Tube

La serie funziona alla grande: l’America scopre i Super Sentai e i Rangers conquistano il mondo, con tanto di merch e di altre serie. Ahimè, l’idea di fare interpretare i ranger nero da un attore afroamericano (Walter Emanuel Jones) e la ranger giallo da un’attrice di origine asiatica (Thuy Trang, deceduta in giovane età per via di un’incidente stradale) non è stata molto discutibile. Nel passare degli anni, vari attori americani della serie hanno avuto problemi con la giustizia, sono morti giovani (come Jason David Frank, ranger verde, poi bianco) o non sono riusciti a far carriera nel mondo del cinema (tranne Amy Jo Johnson, la prima ranger rosa).

“Power Rangers” no è l’unica produzione Saban: lo stesso concetto di mescolare serie giapponesi con delle scene girate in America è stato utilizzato per “VR Troopers“, “Masked Rider” e “Beetle Borgs

.L’eredità dei Super Sentai

Ma allora, le serie Super Sentai sono solo delle live-action fatte in fretta e furia, con tanto di numeri di acrobazie e di arti marziali? No veramente: molto mangaka si sono ispirati alle serie sentai per proporre delle saghe o delle storie ce hanno lasciato una traccia importante nella cultura di massa.

Se si parla di un pugno di ragazzi pieni di qualità, allenati a utilizzare dei poteri straordinari, difendere il mondo contro delle potenze ultraterrene (addirittura delle divinità) e vestire dei costumi pittoreschi, allora tutti hanno in mente “Saint Seiya” (I Cavalieri dello Zodiaco, per la versione italiana).

Saint Seiya by Neekou, su Deviant Art

Masami Kurumada, l’autore del manga, ha detto più volte essersi ispirato ai sentai per la sua più famosa opera: i cavalieri principali sono cinque, tutti hanno un colore e un potere diverso e quello rosso guida la truppa.

Ma il genere Sentai è stato oggetto di una famosa parodia: “Yatterman” (Yattaman in italiano). In questo cartone, gli eroi sono solo due e combattono un’organizzazione malefica capitanata da uno oscuro essere. In ogni puntata, il Trio Drombo (gli scagnozzi del Grande Cattivo) si scontra contro Yatta-1 e Yatta-2 e il più dei loro combattimenti è svolto con assurdi robottoni, ispirati a quelli dei sentai, ma con tanta ironia e assurdità. Yatterman è una serie imperdibile degli anni ’70-’80 e vi invito a (ri)scoprirla se volete farvi due grasse risate. Se siete fan vi consiglio il film di Takashi Miike, ma non dovete aspettarvi a del politicamente corretto: lo spirito goliardico dell’anime è lo stesso!

Fonte: programmi.sorrisi.com

Chi ha detto che i sentai devono essere maschi? Sailor Moon dimostra il contrario! Anche lì, sono in cinque, utilizzano la magia (o la tecnologia aliena), proteggono la Terra e hanno anche rovesciato il codice dei colori, dato che quella in rosso non comanda.

Fonte: corriere.it

E che cosa fa una generazione cresciuta con varie serie di Super Sentai? Si appassiona per il genere, raccoglie qualche fondo e produce una mini-serie parodistica: ecco a voi i France Five! Con Red Fromage (formaggio), Black Beaujolais (un vino del centro-sud-est della Francia), Yellow Baguette, Blue Accordéon (fisarmonica) e Pink “A la mode” (che segue la moda). La serie è casalinga, ma ha anche ricevuto l’aiuto di uno studio giapponese per gli utlimi episodi. Si trov su You Tube, ma è tutto in francese.

MA c’è anche il famoso “Miraculous: le storie di Ladybug e Chat Noir” che include molti elementi tipici dei sentai, ma vi consiglio questo mio altro articolo per approfondire.

Fonte: You Tube

Ecco, per oggi è tutto. Spero che questo post vi sia piaciuto e che abbia soddisfatto la vostra curiosità sui supereroi del Sol Levante.

A presto!

2 pensieri riguardo “Sentai: i supereroi giapponesi

  1. Riguardo alla composizione della squadra, ricordo di aver letto, sul blog del dottor Manhattan, che il modello a cinque – con capo ardimentoso rosso, aiutante blu riflessivo, forzuto verde, ragazza/uomo bellissimo e delicato, ragazzino – con relativo codice colore nascerebbe da non ricordo quale famosa storia di samurai dei secoli passati.
    Poi ovviamente ci sono le variazioni dello schema, a volte i membri sono più o meno di cinque, cambia qualche colore e così via, ci sta anche, per ridurre un po’ la prevedibilità della formula.

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