L’Antichità dei videogames: La trilogia “Alone in the dark”

Ciao amici!

Oggi, voglio parlarvi di una serie di videogiochi che ha segnato la mia adolescenza: La trilogia “Alone in the Dark“. In questi giochi, si esplorano dei luoghi stregati dove il pericolo è onnipresente e, contrariamente a molti altri giochi dell’epoca, gli aiuti sono molto rari… e quando le trame hanno il sapore dei racconti di Howard Philips Lovecraft, il brivido è assicurato!

Togliamo la polvere dei nostri computer con Windows 95 e andiamo a (ri)scoprire la trilogia “Alone in the dark“, il capostipite del genere survival !

Fonte: Steam

Tutto iniziò nel lontano 1998: ero ancora alle medie e, parlando con un mio compagno di classe, ho scoperto che aveva l’intera trilogia “Alone in the Dark” per PC, ma non gli piaceva giocarvi perché l’ambientazione gli faceva impressione (secondo me voleva dire “paura“). Come questo compagno di classe era innamorato pazzo di un’avventuriera dal petto extra-large, gli propose lo scambio seguente : “Il calendario Tomb Raider che ho avuto in una rivista di videogiochi contro i tuoi giochi Alone“. L’idiota ha accettato: mentre lui stava per passare tutto il 1998 in compagnia di una tipa che non esiste, io mettevo un piede nel mondo delle ombre…

I giochi “Alone in the Dark” erano i primi a proporre un’avventura con personaggi in 3D che potevano interagire con il loro ambiente e con l’angolazione che poteva cambiare a secondo della zona visitata, come se fossero delle riprese di telecamere di sicurezza. Questo concetto era novativo e i francesi di Infogrames furono dei pionieri. Ma non era tutto: la società aveva anche recuperato i diritti di un gioco di ruolo basato sulle opere di Howard Philips Lovecraft e gli autori hanno preso due mostri con una fava: creare un gioco horror, con enigmi e qualche zuffa ambientato negli Stati Uniti degli anni 1920. Se non ci fossero mai stati i giochi Alone, non avremmo mai conosciuto Resident Evil, Silent Hill e altri giochi che si ispirano alla vecchia trilogia.

Alone in the Dark 1

Fonte: Wikipedia

Guardatevi questa introduzione… è chiaro che le immagini sono invecchiate proprio male, ma il tutto ha il suo fascino…

Questo video è stato trovato su un motore di ricerca, non so a chi appartiene.

In questo gioco, c’è una casa chiamata “Derseto” che era l’ultima dimora di un tale Jeremy Hartwood, che si è impiccato nella soffitta per motivi sconosciuti. Il giocatore può scegliere Edward Carnby, il protagonista maschile oppure Emily Hartwood, la protagonista femminile. Non cambia niente per il gioco, ma permette di dare un certo tono alla storia: siamo uno squattrinato detective privato che deve ispezionare la casa per conto dell’erede oppure interpretare l’erede universale del povero Jeremy che vuole saperne di più sulla dipartita dello zio.

Questa casa sarebbe quindi solo un gioiello dell’epoca coloniale? No. Come tutte le case lasciate in eredità, ci sono dei segreti e la vecchia Derseto è al centro delle losche attività del suo primo proprietario, Ezechiel Pregzt, uomo colto con una strana devozione all’occulto e l’ombra del defunto pirata Eliah Pickford serpeggia tra i muri omertosi della casa. Non importa se tocca a Edward Carnby o Emily Hartwood di visitare Derseto, perché il malcapitato capirà subito che c’è qualcosa di molto losco e di pericoloso in questa proprietà e che la via d’uscita di questo inferno popolato da non-morti, ghul, fantasmi vari e maledizioni non sarà facile da trovare. Il personaggio dovrà cercare oggetti e informazioni nei posti giusti, risolvere enigmi e combattere dei mostri che non sono tutti sensibili alle cartucce del fucile trovato nella dispensa… le occasioni di recuperare i punti di energia persi sono molto rare, non esiste un arsenale nascosto per il fucile e mai e poi mai dovete separarvi della vostra fonte di luce!

Gli amanti di H.P Lovecraft troveranno pane per i loro denti con alcuni dei mostri che il personaggio dovrà combattere e la biblioteca di Derseto nasconde qualche libro antico molto caro alla mitologia di questo autore, ma attenti perché la loro lettura può essere pericolosa per il vostro personaggio, che dovrà leggerli nei posti giusti.

L’atmosfera di Derseto è molto pesante e l’assenza di veri aiuti traducono benissimo il titolo del gioco: siamo davvero soli nell’oscurità.

Alone in the dark 2

Fonte: Wikipedia

Ci risiamo! Stavolta Edward Carnby dovrà ritrovare la piccola Grace Saunders: il suo amico Ted Stryker gli ha espressamente chiesto aiuto con un telegramma. Gustatevi la (lunga) intro del gioco, forse una delle mie preferite in assoluto. Il video è un walkthrough completo del gioco, ma era la migliore versione che ho trovato per potervi far vedere una intro fluida.

Video trovato su un motore di ricerca, non so a chi appartiene.

In “Alone in the dark 2”, abbiamo delle immagini più belle del primo episodio e una trama che esula dall’influenza lovecraftiana. Rassicuratevi, ci sono sempre gli zombi, fantasmi e altri orrori sovrannaturali, ma in questo secondo volume il vudù sarà all’onore e si dovrà avere da che fare con una vera cosca di pirati che producono e trasportano alcool nel cuore degli anni della Proibizione! Se siete amanti dell’ “Isola del Tesoro“, dell’horror, dei giochi enigmistici e delle antiche maledizioni su ciurme già in avanti sul sentiero della dannazione, allora “Alone 2” è il gioco fatto per voi!

Le musiche sono quasi tutte delle riprese di opere conosciute, tra le quali “Ridi pagliaccio” e il “Garryowen“, quest’ultimo è l’inno di un reggimento di cavalleria degli Stati Uniti (la si sente ne “L’Ultimo Samurai“) e in passato, Cochi e Renato ne fecero una parodia.

In questo secondo episodio, i combattimenti sono molto più frequenti e l’elenco delle armi a disposizione è molto più vario rispetto al primo: come siamo negli anni ’20, con Al Capone e i baroni del crimine, il famigerato Tommy Gun (mitragliatrice Thompson) è all’onore come avete visto nell’intro. Ma anche lì, sarà l’attenzione posta ai dettagli e alla raccolta degli oggetti e indizi importanti che vi permetterà di salvare la piccola Grace e di sconfiggere il terribile e crudele pirata One Eye Jack.

Alone in the dark 3: Ghosts in town

Fonte: Wikipedia

Yee-ha! Addio orrori aquatiche e millenarie nel puro stile “Providence”, mettiamo le bandane e le gambe di legno in soffitta perché stavolta si va nel campo minato di uno dei miei generi preferiti: il Weird Western! (se vuoi sapere di più su questo strano filone della fantascienza, leggi questo mio vecchio articolo).

Trovato su un motore di ricerca, non so a chi appartiene

Si ha di nuovo da che fare con la famiglia Saunders: Greg, il papà della piccola Grace (salvata da una brutta fine in Alone 2) chiede a Carnby di indagare sulla scomparsa dell’intero cast del suo film “The Last Ranger“. Questa produzione con Billy Silver era ambientata in una città fantasma non molto lontana della Faglia di Sant’Andrea. Come questo non bastasse, una certa Emily Hartwood (ve la ricordate) faceva parte del set e Carnby accetta l’incarico per la cifra di 1.200 dollari (esorbitante per l’epoca).

Il gioco somiglia molto al secondo episodio, ma con meno lotte e con una trama che non omette tutti gli ingredienti di un buon western: sceriffo corrotto, banditi che non sfigurerebbero in un film di Quentin Tarantino, il saloon, una miniera, una stazione ferroviaria, uno scienziato pazzo e un uomo d’affari disumano, senza contare uno sciamano nativo americano, l’immancabile negromanzia e un’antichissima profezia! La colonna sonora è originale e curata, con qualche strizzatina d’occhio a Ennio Morricone e l’ambientazione western con tanto di cliché alla salsa horror e steampunk è il massimo.

In questo terzo e ultimo capitolo della saga con i “vero” Carnby, ci sono dei riferimenti agli altri giochi e permette di stabilire una vera genealogia dei cattivi dei giochi “Alone“. Inoltre, una versione a fumetti di “Alone in the Dark 3” è stata pubblicata nel 1994 dalla casa editrice francese “Vents d’Ouest“, non so se è ancora reperibile (se parlate francese, naturellement!)

Fonte: La Bédéthèque

Eh sì, scambiare il calendario di quella avventuriera saccheggiatrice di tombe ne valse la pena: ore e ore di gioco per scoprire gli orrendi segreti di Derseto, scervellarmi per risolvere gli enigmi e altri rompicapo basati sugli oggetti trovati negli angoli bui del covo dei pirati e il sentimento di onnipotenza quando uno spara con una mitragliatrice Gatling sul tetto di una prigione… e non parlo delle musiche (per fortuna era un’edizione speciale, perché la colonna sonora della prima edizione era insopportabile) e delle storie per approfondire l’ambientazione (quelle della ciurma di One Eye Jack sono il massimo, benché la ballata di Slaughter Gulch non è male). In poche parole, il mio compagno ha avuto 365 giorni di compagnia virtuale ed io, ho avuto la gioia di giocare a una serie di videogiochi che hanno fatto la storia, perché senza la trilogia “Alone”, non ci sarebbero mai stati gli altri survival horror. Credo che sia grazie al buon Edward che la figura dell’investigatore scorbutico, pieno di debiti, ma con un senso della giustizia mi abbia sedotto.

Ecco, per oggi è tutto! Grazie per avere letto questo articolo! Adesso, tornate al vostro quotidiano, ma mi raccomando: tenete sempre una fonte di luce con voi… non si sa mai!

“Edward Carnby and the Mask Miasma” by Mrlatonna, su Deviant Art

2 pensieri riguardo “L’Antichità dei videogames: La trilogia “Alone in the dark”

    1. Grazie per il tuo commento! E’ vero che capire come muoversi dentro Derseto senza tirare le cuoia era un’impresa… quante volte sono finito trascinato da quel zombi fino all’altare sacrificale!
      Non conosco Kyrandia, ma so che Monkey Island merita tanto. Attento, dietro di te: c’è una scimmia a tre teste!

      "Mi piace"

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